Lazio – Atalanta, l’analisi tattica

Roma – L’ultimo ostacolo prima della sosta, per gli uomini di Sarri, si chiama Atalanta. Una gara importante per la Lazio che, se vuole rimanere attaccata al treno per un posto in Europa, deve passare indenne. Tante assenze da una parte e dall’altra, tra infortuni e positività al covid, i tecnici saranno in emergenza. 

Complici le assenze, questa volta Gasperini dovrebbe modificare il solito 3-4-1-2, con un 3-4-2-1. Pessina e Pasalic dietro l’unica punta Muriel. I due centrali ad impostare ed in fase di possesso i due esterni che si trasformano in due ali, agendo praticamente alla stessa altezza della punta. Quando i nerazzurri costruiscono dal basso il centrale del lato debole si sposta e va a rinforzare la linea mediana affiancando Freuler e De Roon per non andare in inferiorità numerica in mediana. Il fulcro del gioco d’attacco saranno i trequartisti, osservati speciali della retroguardia laziale, che agendo tra linee possono creare qualche difficoltà in più.  

Durante la fase di non possesso l’Atalanta si dispone con un modulo di tipo 5-3-1-1, in cui gli esterni di centrocampo arretrano sulla linea difensiva, un trequartista torna a centrocampo e in zona più avanzata rimangono solo due uomini. Una volta perso il possesso, il primo obiettivo degli orobici è quello di ricompattarsi il più velocemente possibile. Il difensore che aveva alzato la propria posizione durante la fase di costruzione ritorna e gli esterni arretrano accentrandosi per creare densità.

I punti di forza dell’Atalanta sono l’intensità e il pressing alto ed il forcing in fase offensiva spesso portato da oltre 6 giocatori. Soffrono, invece, il contropiede avversario. Se l’avversario è abile a saltare la prima linea di pressione, molto spesso la difesa bergamasca si trova in inferiorità numerica ed è costretta all’uno contro uno. La qualità dei palleggiatori biancocelesti in fase di costruzione sarà decisiva.

Antonio Frateiacci

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*