Lazio – Udinese: 4-4 al cardiopalma, beffa nel finale e c’è ancora molto da lavorare

Olimpico – Una partita pazza, un susseguirsi di azioni e situazioni al cardiopalma, che nessun cardiologo responsabile consiglierebbe mai neppure al più sano dei suoi pazienti. Nella serata romana succede di tutto, La Lazio comincia malissimo, sotto di due gol per ben due volte, poi l’orgoglio (Immobile), il colpo dell’esperto (Pedro), il colpo del campione (Milinkovic), per finire l’assist dell’ultimo arrivato (Basic). Ma alla fine arriva la delusione per il gol di Arslan all’ultimo secondo. Negli occhi restano i tanti e rilevanti errori durante la partita, dall’espulsione di Patric, alle leggerezze di Cataldi, all’immobilismo di Reina. Tutto sarebbe stato cancellato se non ci fosse stata la marcatura assurda sull’ultima azione della gara.

Mollezza – E’ una serata fredda nel cuore della capitale, fredda come la classifica della Lazio dopo la sconfitta di Napoli e la conferma che quella di Sarri sembra una squadra condannata agli alti e bassi, almeno in questa stagione. La Lazio da subito cerca di prendere possesso del campo, ma in realtà è la strategia dell’Udinese a farla da padrona, convinta a lasciare il pallino del gioco in mano biancoceleste per poi ripartire velocemente con le punte Beto e Success. Infatti, dopo una prima fase di studio, al 17esimo la squadra friulana va in vantaggio. Molina gestisce palla al limite dell’area laziale, cross in mezzo per Beto, Patric sbaglia totalmente la marcatura e Beto stacca di testa per il gol del vantaggio. Uno a zero e silenzio tombale sul prato dell’Olimpico. La Lazio è lenta, imprecisa e con poche idee; anche le occasioni sporadiche che mette insieme non sono ciambelle e non nascono con il buco. Tipo il tiro al volo di Luis Alberto al 28esimo che, nonostante fosse stato libero di calciare senza pressione, finisce clamorosamente alto sopra la traversa.

Gelo – La Lazio è in difficoltà sotto ogni punto di vista, al limite della debacle, quando al 31esimo va in svantaggio di due gol. Ci vuole una concomitanza di errori e di limiti fisico-tecnici per mandare in rete la seconda volta Beto. Milinkovic alza un campanile sulla trequarti avversaria, Cataldi salta a vuoto e male, Success recupera palla e lancia nello spazio Beto, che con due scatti si perde sia Lazzari che Acerbi. Il resto è tutto facile, compreso saltare Reina e portare l’Udinese sul 2-0. Se prima era silenzio all’Olimpico ora è gelo. A risollevare il morale dei laziali, ad un quarto d’ora dalla sosta del primo tempo, ci pensa la cattiveria di Ciro Immobile, ultimo ad arrendersi, che dopo una mischia in area trova la zampata dell’1-2. Al 35esimo infatti Felipe Anderson con uno scatto salta due uomini, mette la palla in mezzo, la difesa friulana cicca e alla fine la spunta Immobile, che carica la squadra e riporta la palla a centrocampo.

Dentro/Fuori – Quando pensi che si può andare negli spogliatoi almeno riflettendo sul da farsi, arriva l’ennesima uscita discutibile della difesa biancoceleste. A metà campo si sbaglia il pressing, l’Udinese parte in cinque, Cataldi e Acerbi non recuperano, Deulofeu serve Molina che segna l’1-3 per i bianconeri. La Lazio in bambola, molto nervosa, compreso Ciro Immobile che prende un giallo ma rischia il rosso per proteste. Nel secondo tempo Sarri rimanda in campo lo stesso undici e sembra aver, giustamente, strigliato i suoi. I biancocelesti cercano subito la pressione alta ed il tentativo trova i suoi frutti perché al 50esimo la Lazio accorcia ancora le distanze. Ottima azione di Hysaj sulla sinistra, tunnel a Molina, Immobile non arriva sul pallone ma ci pensa Pedro a mettersela sul destro e a trafiggere Silvestri. 2-3. Non è finita, la Lazio sembra tornata in palla ed infatti è Milinkovic che da campione ci mette lo zampino. Al 55esimo da una palla apparentemente innocua sulla trequarti si inventa un sinistro a giro che con l’aiuto del palo porta i biancocelesti sul 3-3.

Conclusione scoppiettante  – Che fosse una partita pazza si era capito subito, ma nel momento del pareggio, quando manca ancora mezz’ora per ribaltarla definitivamente, un già ammonito Patric trattiene per la maglia Beto e Piccinini non può fare altro che mandarlo sotto la doccia. Lazio in dieci e ora tutto da rifare soprattutto nel morale. Sarri corre ai ripari, escono Felipe Anderson e Luis Alberto, dentro Radu e Basic. La Lazio soffre, ma per sua fortuna a dargli una mano ci pensa Molina che salta con il gomito alto proprio su Radu. L’esterno sudamericano era già ammonito e lascia il campo per doppio giallo. Ristabilita la parità numerica in campo. Nel finale, dieci contro dieci sul campo, Sarri manda in campo anche Zaccagni al posto di Cataldi, spostando Basic al centro del centrocampo. Non passa neppure un minuto che l’ex Verona ottiene un fallo sulla trequarti sinistra, Basic va a pennellare un cross bellissimo per la testa di Acerbi che vale il tanto agognato 4-3. E’ il Var, dopo più di un minuto di attesa a concedere il gol al difensore laziale, ma poco male, l’Olimpico torna ad esultare. Da li in poi la Lazio cerca di addormentare la partita, l’arbitro non aiuta perché concede 7 minuti di recupero. E proprio all’ultimo minuto accade l’insperato, Radu commette un fallo sulla linea dell’area di rigore, l’arbitro concede il calcio di punizione . La marcatura della difesa è folle ed è la fotografia perfetta di questa stagione, una soluzione distratta e sconsiderata, tanto che Arslan tutto solo va al tiro e trafigge Reina (ancora immobile) alla sua sinistra. A poco serve la rissa che si scatena a fine gara, la Lazio è questa, assurda e sconclusionata.

Alessio Aliberti

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