“La Lazio di Sarri ha bisogno di tempo, ma sta per esplodere”

Mario Savo, presidente dell'Associazione italiana Match Analyst, spiega: "Ci vuole un pò di pazienza, ma questa Lazio può ripetere ciò che è accaduto a Napoli"

Ho visto tutte le gare della Lazio di questa stagione e sono convinto che questa squadra abbia solo bisogno di tempo per diventare una macchina perfetta“. Mario Savo, presidente dell’Associazione Italiana dei Match Analyst, è convinto che la squadra biancoceleste stia per spiccare il volo. “Per un Match Analyst studiare le partite di Sarri è molto stimolante. L’ho analizzato con attenzione per provare a capire le differenze tra la sua Lazio e quella di Inzaghi. La Lazio di Sarri ha cambiato tantissimo il suo modo di giocare rispetto al passato. Gioca in espansione, con gli esterni che danno ampiezza alla manovra. Il problema – ha dichiarato ai microfoni di Radio Incontro Olympia – è che il calcio di Sarri ha bisogno di tempo per essere giocato in automatismo. Ha bisogno di pazienza. I giocatori devono incamerare determinati movimenti. Ed è un calcio che porta grande stress mentale. Ci vuole tempo per costruire una creatura perfetta. Le differenze rispetto allo scorso anno sono tante: la Lazio di Inzaghi andava in contropiede in maniera velocissima, era una squadra che si accendeva all’improvviso e che amava il gioco in verticale. Questa è una Lazio che ama palleggiare, che nel derby all’88’ va a palleggiare nella metà campo avversaria“.

Che differenze ci sono tra la Lazio di Sarri e le altre squadre allenate dal tecnico toscano? “La Juve di Sarri continua Savoè stato un ibrido, un esperimento non riuscito. La Juventus per tradizione si appoggia alla potenza degli interpreti. Il calcio di Sarri non ha campioni che emergono dal sistema, ma ha calciatori che si esaltano attraverso il sistema di gioco. La Juve di Sarri non è mai nata. Il Napoli di Sarri è stato il calcio più bello visto in Italia dopo il Milan di Sacchi. Con dei campioni che si sono trovati al momento giusto in quella piazza. Differenza tra questa Lazio e quel Napoli? Il Napoli dominava il campo. Amava far girare il pallone creando varchi nei quali si gettava con i suoi calciatori. L’idea di Sarri di questa Lazio può essere simile. Ci sono degli interpreti oggi che non sono al livello di quel Napoli, ma l’idea di gioco è quella“.

Chiusura dedicata al terzetto di centrocampo composto da Milinkovic-Leiva-Luis Alberto. Nell’ambiente biancoceleste ci si interroga sull’adattabilità di questa linea mediana al calcio sarriano. “E’ un terzetto che può adattarsi benissimo alle idee del tecnico. Lo dimostra il derby: nella stracittadina la squadra ha dato la sensazione di capire quello che vuole fare, ma ci vuole tempo. I singoli calciatori che compongono il centrocampo della Lazio sono giocatori importanti. Può mancare un pò di cattiveria. E soprattutto di intensità mentale. Il calcio di Sarri non è stancante da un punto di vista fisico: se ho la palla corro meno degli avversari. Ricordate il Barcellona di Guardiola? I giocatori camminavano in mezzo al campo, ma sapevano immediatamente la posizione da avere, i movimenti da fare, gli spazi da coprire. Il gioco di Sarri è un gioco di posizione, tutti devono capire come posizionarsi bene in campo: quando le cose diventeranno automatiche, ogni calciatore avrà due o tre scarichi disponibili in ogni possesso palla. Ma sono tutti aspetti che hanno bisogno di tempo per essere studiati. E ci vuole grande attenzione. Basta un semplice meccanismo che non funziona bene e le cose crollano, come a Bologna, dove la squadra era lunghissima”.

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