Sarri alla Lazio per ricominciare a sognare

Una sigaretta come emoticon sui profili social della società per ricominciare a sognare. Il popolo laziale non aspettava altro da giorni, un segnale, il via per lasciarsi poi andare, perché nessuno come Maurizio Sarri in questi ultimi anni in Italia per il gioco e la qualità dello stesso mostrato aveva fatto sognare appassionati di ogni latitudine: i sarriani. Come possiamo leggere sull’edizione odierna del Corriere dello Sport, solo Castori, (guarda caso l’allenatore che ha permesso dopo decenni alla salernitana sempre di Claudio Lotito di tornare in serie A) fra i tecnici italiani capaci di raggiungere la Serie A, ha fatto la sua gavetta, pur senza arrivare così in alto. Sarri è stato per quindici anni fra i dilettanti della Toscana. È andato avanti un passo dopo l’altro. Primo salto col Sansovino e una Coppa Italia Dilettanti vinta, secondo salto a Pescara, terzo a Empoli, quarto a Napoli, quinto al Chelsea. Infine il salto sbagliato, quello della Juve. Sbagliato sì, nonostante lo scudetto, finora l’unico della sua carriera. Sbagliato perché Sarri non ha mai amato la Juve e la Juve non si è mai avvicinata al pensiero di Sarri. È stato (e ora, da laziale, potrebbe tornare ad esserlo) il simbolo dell’anti-juventinismo. Lo era già a Empoli, lo è diventato ufficialmente a Napoli. Eppure alla Juve ha fatto delle cose lontane anni luce dal suo modo di essere e di pensare.  I suoi anni al Napoli e quelli di Allegri alla Juventus hanno dato vita a un dibattito molto acceso sul modo differente di giocare. Il calcio che fa sognare e il calcio che fa vincere, l’idea di un dominio tecnico a confronto con la certezza del risultato. Sono stati anni ricchi e speriamo di poterli rivivere già dalla prossima stagione e i tifosi della Lazio sono pronti a sognare schierati compatti dietro al loro Comandante!

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