Una vicenda in cui perdono tutti. Ma da adesso in poi, per favore, basta parlare di Lazialità

Diciassette anni fa Roberto Mancini lasciò la Lazio per andare all’Inter. Negli anni successivi Stankovic, Cesar, Candreva e De Vrij hanno seguito il suo esempio. Cessioni discusse, che hanno generato polemiche, ma che alla fine sono state (seppur a malincuore) accettate. Stavolta sarà dura. Tanto. Perchè chi lascia la Lazio ha vissuto, respirato e sudato per questi colori per più di vent’anni. E ha legato il suo nome a questa squadra. Stavolta sarà davvero difficile digerire questa scelta. E la sensazione è che ne usciremo male. Perchè in questa vicenda hanno perso tutti: la società, che si è lasciata sfuggire un bravissimo allenatore. Il tecnico, che guadagnerà soldi e prestigio, andando in un club che avrà obiettivi più prestigiosi, ma ha perso la faccia di fronte alla società (alla quale aveva promesso il rinnovo) e la tifoseria che aveva festeggiato unita il suo prolungamento di contratto. E a perdere sono soprattutto i tifosi. Che non avranno più un punto di riferimento importante, al quale si sono aggrappati spesso in questi anni.

Le responsabilità della società

Ora inizierà il valzer delle responsabilità, destinato a lacerare un ambiente già ampiamente spaccato. Gli ultras societari se la prenderanno con il tecnico. I contestatori ad oltranza attaccheranno Lotito (lo avrebbero fatto anche in caso di rinnovo). Onestamente non mi sento di schierarmi con nessuno. In questa vicenda tutti hanno commesso degli errori. Più o meno gravi. L’errore della società (gravissimo) è quello di aver tirato troppo la corda. Se si voleva mandare via Inzaghi lo si doveva comunicare per tempo. Se si aveva intenzione di fargli sottoscrivere il rinnovo, non si doveva aspettare il 26 maggio. Se Inzaghi fosse stato blindato, l’Inter non avrebbe potuto tentarlo. Se si voleva Inzaghi sulla panchina della Lazio nei prossimi anni, si sono persi mesi importanti. Senza balletti, mezze dichiarazioni o incontri rimandati. E l’altro grave motivo di colpa è economico. La Lazio non potrà mai spendere come l’Inter, ma che i biancocelesti arrivino ad offrire al massimo 2,5 milioni al proprio allenatore, in un campionato in cui il Torino paga a Juric 2 milioni di stipendio è un errore. Che purtroppo, a certi livelli, si paga.

Le responsabilità del tecnico

La colpa di Inzaghi è semplicemente una: aver sempre esalato, promosso ed evidenziato la sua Lazialità. Se Simone Inzaghi fosse stato semplicemente un allenatore (bravo o scarso) nessuno si sarebbe stupito di fronte alla scelta di andare sulla panchina dei campioni d’Italia, con un ingaggio quasi raddoppiato. Anzi, avremmo pensato che sarebbe stato un pazzo a rifiutare. Il problema è che Inzaghi non è stato e non è mai voluto essere solo un tecnico. Ha sempre parlato da laziale. Ha sempre evidenziato la sua lazialità. Anche nell’ultima intervista, post Sasssuolo. “Se ho aspettato è solo perchè è la Lazio e sapete cosa rappresenta la Lazio per me”. Simone, se non avessi fatto il laziale, se non ti fossi spacciato per laziale, nessuno se la sarebbe presa. Perchè è normale che un allenatore scelga una piazza più prestigiosa, che gli garantisca il doppio dello stipendio. Non è un normale che un laziale lasci la squadra del cuore per andare a prendere di più da un’altra parte. E il giorno dopo aver dato la sua parola per iniziare un nuovo progetto insieme. Un allenatore si comporta così. Un laziale, no. Quando Mancini, Cesar, Stankovic e De Vrij lasciarono Roma per andare a Milano ci siamo arrabbiati. Stavolta saremo davvero delusi. Perchè a tradire la nostra fede non è stato un professionista, ma uno che si è sempre professato laziale. E da un laziale certe cose non te le aspetti. In bocca al lupo al professionista Inzaghi, ma che delusione il Simone laziale.

1 Commento

  1. Io direi:basta parlare di tutto,ma mai di lazialita’,quella è una cosa che è dentro di noi e ci rende tifosi diversi dagli altri

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