Gentile: “C’è un vuoto di fondo. E’ come dire, hai ragione, ma non posso fare nulla”

Andare avanti o fermarsi quì? La Lazio vuole continuare la battaglia legale per ottenere il 3-0 a tavolino contro il Torino, forte delle valutazioni della Corte Federale che ha evidenziato il “modo furbesco” dei granata per evitare la sfida contro i biancocelesti. L’avvocato del club Gentile dichiara ai microfoni di Radio Kiss Kiss. “Le intenzioni sono allo studio, la questione è delicata. I problemi giuridici sono seri con la decisione della Corte Sportiva. Non abbiamo scelto se ricorrere al Collegio di Garanzia. A volte capita che l’impedimento a dare ragione o dare del merito nasca da un errore processuale, un ritardo, un termine scaduto”. Gentile analizza le valutazioni del Giudice Sandulli, che impediscono la ripetizione della gara, pur dando ragione alle tesi della Lazio. “Qui il problema è più serio. Il Giudice sportivo dice che non ha il potere per valutare un comportamento che vìola l’ordinamento sportivo. Il problema di fondo è questo. Come se il giudice ordinario dicesse: hai ragione, ma non posso fare nulla. C’è un vuoto nell’ordinamento”.

Gentile: “Vige una legge del 1865”

Il legale del club biancoceleste continua: “Si mette in discussione se il giudice sportivo, di fronte ad un provvedimento della Asl palesemente illegittimo, ha comunque il dovere di sottostare al provvedimento senza poterlo sindacare. Un problema nato da una legge del 1865 proprio perché l’aspetto e l’impostazione dello stato moderno con la separazione dei poteri impediva ad un potere di entrare nell’altro. Si è detto che il potere giudiziario può sindacare il provvedimento amministrativo se lo ritiene illegittimo. Qui abbiamo il giudice sportivo al quale riteniamo lo stesso potere. Il motivo? L’ordinamento sportivo è riconosciuto dalla costituzione, è autonomo, ha delle sue regole che vincolano tutti i tesserati. E nel momento in cui si trova davanti ad un provvedimento dello stato, illegittimo e riconosciuto, deve intervenire. Come? Deve dire che il provvedimento non vale. Non annullarlo, perché esiste”.

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