Dieci anni fa ci lasciava il grande Bob

Dieci anni fa ci lasciava il grande Bob Lovati. La bandiera più grande della nostra storia. L’uomo che ha vissuto oltre 50 anni nella Lazio, vivendone i momenti più esaltanti e difficili, sempre in prima fila. Ecco il nostro ricordo del grande Bob.

Provare a raccontare la storia biancoceleste di Bob Lovati non è semplice. Probabilmente si potrebbe iniziare dalla splendida vittoria della Coppa Italia del 1958, o dai successi raggiunti da tecnico alla guida delle squadre giovanili; dallo scudetto vinto come vice allenatore alle spalle di Tommaso Maestrelli, dalle innumerevoli occasioni in cui è stato chiamato a guidare la prima squadra come allenatore, ottenendo salvezze insperate, traguardi eccezionali e posizioni di tutto rispetto; dalle tantissime relazioni scritte quando divenne osservatore  dei tecnici biancocelesti; dagli allenamenti ai quali sottopose i portieri che si sono succeduti a difesa dei pali laziali; dalle infinite occasioni in cui rappresentò la Lazio in giro per il mondo come uomo immagine; dalle tante storie che hanno circondato la sua vita privata e che gli hanno garantito a vita il ruolo di latin lover incallito.
Bob Lovati è stato tutto questo.
E’ ricordato come il simbolo della Lazio, avendola rappresentata per oltre mezzo secolo ed avendone vissuto ogni singolo minuto dall’interno.
E’ stato portiere, capitano, uomo squadra, responsabile della formazione De Martino, allenatore della Primavera, vice allenatore e tecnico della prima squadra, dirigente, direttore sportivo, responsabile delle giovanili, consigliere, osservatore, uomo immagine e tanti altri compiti in oltre cinquanta anni di storia biancoceleste.

Si scrive Lovati…si legge Lazio


Ha vissuto crisi, retrocessioni, promozioni in serie A, scandali, tradimenti e ritorni eroici. Ha vinto il primo scudetto dalla panchina. Ha pianto i prematuri addii a Tommaso Maestrelli e a Luciano Re Cecconi, due delle persone alle quali si sentiva più legato; ha contribuito a mantenere in piedi la baracca nell’anno del meno nove; ha vinto lo scudetto del 2000 e ha partecipato con i suoi consigli e le sue relazioni alle vittorie più belle della gestione Cragnotti.
Nella sua vita biancoceleste gli è mancato solo il ruolo di presidente, ma forse non aver ricoperto quest’unico ruolo è stato un bene. I numeri uno delle società hanno spesso subito forti contestazioni. E’ successo ai presidenti meno amati e anche a quelli che hanno portato la Lazio ai vertici del calcio mondiale.
Lovati invece non ha mai subito contestazioni e critiche.
La sua esperienza laziale è stata caratterizzata esclusivamente da passione, amore, apprezzamenti e giudizi positivi.
I tifosi si sono sempre stretti intorno al suo fisico possente e gli hanno riservato elogi e manifestazioni di affetto.
Da portiere, gioendo con lui per la vittoria in Coppa Italia e nel giorno della sua convocazione in nazionale, da tecnico e da dirigente, accompagnandolo con passione e entusiasmo in ogni suo lavoro.
Il giorno in cui il mondo biancoceleste gli ha dato l’ultimo saluto, si è presentata la Lazio di oggi, quella dello scudetto del 1974, e i rappresentanti delle squadre che negli ultimi 60 anni hanno onorato e difeso i colori biancocelesti.
Nello striscione che i tifosi gli hanno dedicato, c’è l’essenza del suo lavoro e della sua dedizione ai colori biancocelesti: “Si scrive Lovati, si legge Lazio”.
Mai parole furono più azzeccate. Mai slogan più appropriato per un personaggio che ha dedicato alla Lazio gran parte della sua vita e del suo tempo.


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