Lotito e la Lazio sempre in trincea

Sembra passato un secolo da quel lontano giorno di luglio del 2004 quando uno sconosciuto Claudio Lotito vinse la sua prima battaglia strappando all’ultimo tuffo la S.S.Lazio dalle mani di Piero Tulli, oramai avviato ad essere il nuovo proprietario dopo il crac di Cragnotti. 17 anni di battaglie, quasi tutte vinte , nel nome della Lazio o per conto della Lazio, praticamente un’epopea. Tanti i momenti difficili dove la sua figura e quella della società sembravano oramai spacciati e invece con un colpo di coda finale il presidente e la Lazio ne sono sempre uscito a testa alta.

Come non ricordare l’accordo con l’Agenzia delle Entrate, un capolavoro che lo portò ad ottenere una transazione dell’enorme debito accumulato dalle precedenti stagioni, sfruttando semplicemente una legge del 2002 che in pochi ne conoscevano anche solo l’esistenza. Fu il primo mattone di un muro che ha portato oggi la Lazio ad avere fondamenta così solide da essere orami un modello, un termine di paragone per quasi tutte le altre società. Due anni dopo il calciopoli bis del calcio italiano avrebbe potuto spazzare via ogni sogno di rinascita invece, dopo un’iniziale richiesta di retrocessione in serie B, il terzo grado di giudizio sancì la condanna a 30 punti di penalizzazione che comunque evitò la retrocessione. Il -3 di partenza della stagione successiva non impedì alla squadra di arrivare addirittura ai preliminari di Champions League. Nel frattempo le sue capacità dialettiche e di fine tessitore politico gli fanno scalare in fretta le gerarchie politiche del calcio. Entra ed esce dal palazzo del potere, tutti ripetono che è il più bravo soprattutto quando si avvicinano le lezioni. Tanti amici ma anche tanti nemici che comunque ci finiscono inevitabilmente sotto braccio quando si tratta poi di prendere una decisione importante. Riesce più o meno direttamente a far eleggere Tavecchio alla presidenza federale, risulta decisivo nell’arrivo di Antonio Conte e di Giampiero Ventura sulla panchina della Nazionale anche se con quest’ultimo l’Italia subirà l’onta della mancata qualificazione alla fase finale del mondiale del 2018 in Russia ma chi non ricorda quella trasferta al seguito della squadra con la felpa ufficiale indossata quasi come un membro dello staff tecnico? Ha appoggiato l’elezione del presidente Gravina e dell’attuale numero uno di via Rossellini Paolo Dal Pino fino all’assegnazione storica di questi giorni dei diritti tv per la prima volta ad una piattaforma che andrà solo in streaming. L’ultimo salto mortale è stato fatto per sorpassare senza particolare problemi il trabocchetto preparato da uno dei comunque tanti nemici nelle battaglie quotidiane che continua ad affrontare.

I sette mesi di inibizione, che porteranno inevitabilmente all’immediato ricorso, per la questione tamponi è l’ultimo gol che il presidente mette a segno evitando il fuoco nemico. E con lui anche la società ne esce praticamente illesa senza punti di penalizzazione che sembravano praticamente certi. Poi esiste anche se non soprattutto il campo da gioco ma non possiamo non riconoscere al presidente Lotito la crescita costante della squadra nel panorama italiano e non solo. Tanti trofei alzati come nessun altro presidente della storia, certo non sono stati scudetti o trofei internazionali ma dopo la Juventus pigliatutto degli ultimi la Lazio è la società più vincente. Il suo scudetto comunque resta il 26 maggio 2013, lo scudetto di Roma!

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