Lazio – Bayern deve essere una base di partenza

L’ onore della Lazio è salvo, quello del calcio italiano assolutamente no, dopo che l’avventura in Champions è finita per tutte le rappresentanti negli ottavi e dovrà riorganizzarsi e ripartire con altre ambizioni e con una mentalità diversa. Come possiamo leggere dall’edizione odierna del Corriere dello Sport, dopo l’impietoso sorteggio che l’aveva accoppiata al Bayern, si era capito che per la Lazio l’avventura europea sarebbe finita agli ottavi, ma restano comunque agli atti anche delle note positive, considerando che la squadra era assente su questo palcoscenico da 13 anni. Intanto è stata l’ultima a uscire, in ordine di tempo, e ha fatto meglio di un colosso come l’Inter, che per la Champions aveva investito centinaia di milioni (senza averne la disponibilità) nelle ultime due stagioni. Ma non solo: la Lazio è stata l’unica italiana imbattuta nel girone di qualificazione, nonostante la presenza, oltre al Bruges, del Borussia Dortmund di Haaland e dello Zenit, che avevano un’esperienza internazionale nettamente superiore. Il Bayern, invece, era proprio di un’altra categoria, come dimostrano i risultati dell’ultimo anno: campione d’Europa in carica e campione del Mondo, la corazzata tedesca era diventata un ostacolo insormontabile ancora prima delle due sfide sul campo.

Il gol di Parolo all’Allianz Arena

L’importante, adesso, è che i tifosi laziali non debbano aspettare altri 13 anni per vivere nuove notti di Champions: sarà difficile tornarci subito, considerando le difficoltà emerse in campionato, ma c’è una squadra base su cui può essere costruito un progetto serio, studiato a tavolino con l’allenatore (Inzaghi sì o Inzaghi no? Sarebbe opportuno decidere subito) e non condotto a braccio a seconda delle opportunità che offre casualmente il mercato, come è accaduto negli ultimi anni. Basti pensare, per esempio, al rinforzo di gennaio, ovviamente a costo zero: Musacchio è sparito dai radar del tecnico dopo l’errore commesso contro il Bayern all’andata, errore che non era stato fatale ad altri compagni come Hoedt e Patric, disastrosi interpreti della fase difensiva biancoceleste nell’arco di tutta la stagione. Probabilmente il milanista non era gradito all’allenatore, come tanti altri giocatori che hanno dovuto cambiare aria perché non erano di livello.

La Lazio, che non ha molti soldi da investire, non può più permettersi di spendere, per esempio, 12 milioni per Vavro (oggi riserva dell’Huesca, ultima nella Liga), 8 per Durmisi, che resta in panchina anche a Salerno in serie B, e 18 per Muriqi, che magari sarà anche un grande attaccante, ma comunque destinato a restare nell’ombra di Immobile per chissà quanto tempo. Era necessaria davvero una riserva dal costo così elevato, considerando l’abilità di Caicedo nell’ingresso a partita in corso? Insomma, per tornare in Champions serviranno investimenti seri sul reparto arretrato e, soprattutto, acquisti concordati con l’allenatore, che sia Inzaghi oppure un altro. Perché se i soldi sono pochi, bisogna spenderli bene.

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