LAZIO MEGLIO LA SECONDA. A MONACO SCONFITTA DI MISURA, MA LA STRADA PER LA VETTA E’ ANCORA LUNGA

I biancocelesti escono a testa alta dal campo dei campioni del Mondo. Per gli storici da ricordare il gol di Parolo in un ottavo di finale di Champions League

ROME, ITALY - OCTOBER 24: SS Lazio goalkeeper Jose' Manuel Reina looks on during the Serie A match between SS Lazio and Bologna FC at Stadio Olimpico on October 24, 2020 in Rome, Italy. (Photo by Paolo Bruno/Getty Images)

Monaco di Baviera – Giocare per divertirsi e far vedere il valore della squadra che non si è visto all’andata. La Lazio ci riesce e nella trasferta tedesca dimostra tutta la concentrazione e l’attenzione che merita un palcoscenico come quello della Champions. Esce sconfitta dal campo della squadra più forte del mondo, ma di misura. Sotto la neve battente i ragazzi di Inzaghi scendono in campo senza aver nulla da perdere e riescono a sfoggiare una prestazione che almeno in parte fa dimenticare gli errori individuali e grossolani commessi nell’ottavo di finale dell’Olimpico.

Volontà – Inzaghi non fa calcoli se non in attacco, dove la coppia inedita composta da Muriqi e Correa prova ad impensierire la difesa bavarese, con particolare esito, soprattutto nei minuti iniziali. Flick per la partita della serata sceglie tre quarti della retroguardia titolare, con la sola assenza di Davies sulla corsia mancina. Ma in attacco i tedeschi fanno davvero paura, sia per forza fisica che per cinismo sotto porta. Dopo quattro minuti di gara una sponda dentro l’area di Lewandoski fa fare gli straordinari ad Acerbi in area piccola. Per vedere un tiro della Lazio occorre attendere il decimo, quando uno scambio con Muriqi porta Correa alla conclusione. Ma il tiro si spegne al lato di Nubel. Al 14esimo arriva la prima vera e propria occasione per i biancocelesti. Ottima manovra sulla sinistra dove Luis Alberto pesca tutto solo dentro l’area Milinkovic, ma il serbo di testa non riesce ad imprimere la giusta forza al pallone.

Campo beffardo – La Lazio a differenza dell’andata non è contratta, gioca con scioltezza e cerca di sfruttare le azioni offensive. Il Bayern dal canto suo sembra ancora attendere la partita e lasciare il pallino in mano ai biancocelesti. Al 22esimo ancora la Lazio nell’area avversaria cerca di affondare il colpo. Classico cross ad incrociare di Luis Alberto, stop di Milinkovic che stavolta la rimette in mezzo, ma nessun compagno arriva puntuale sul pallone. Al 32esimo c’è la beffa per la squadra di Inzaghi che dopo un inizio di gara quasi perfetto deve subire una decisione dubbia dell’arbitro. Il direttore di gara romeno, infatti, a seguito di una leggera trattenuta di Muriqi su Goretzka fischia un penalty a dir poco generoso. Dal dischetto un glaciale Lewandoski porta avanti i suoi per l’uno a zero.

Nessuna scintilla – Il primo tempo si conclude con il vantaggio dei bavaresi, ma è nella seconda frazione che la Lazio non riesce ad imprimere il cambio di marcia. Anzi è ancora il Bayern che con l’incontenibile Sanè mette pensiero all’intera retroguardia biancoceleste. Nei primi dieci minuti della ripresa la squadra romana tiene botta, grazie soprattutto al lavoro del neo entrato Lulic (in campo per un infortunato Fares). Al 54esimo altro evento negativo in casa Lazio: Lazzari è costretto a lasciare il campo per una frattura al mignolo della mano sinistra. Insieme a Parolo entra in campo anche Pereira (al posto di Muriqi), e i capitolini rimangono senza una vera e propria punta di peso.

Sigillo – Allo scoccare dell’ultimo quarto di partita, il match a livello agonistico ha perso di significato. La Lazio si arrende ad una squadra superiore sotto ogni punto di vista e che al 72esimo trova anche il gol del doppio vantaggio. Il neo entrato Chupo-Moting su un assist al bacio di Alaba trova il gol che sancisce definitivamente il passaggio ai quarti di finale. Le emozioni però sembrano non finire perché negli ultimi minuti c’è il colpo d’orgoglio della Lazio. All’81esimo, infatti, è la volta dei biancocelesti di esultare. Su un calcio da fermo di Pereira è Parolo di testa che segna il gol del sigillo nel confronto da annali tra le due squadre. Poi più nulla, se non gli applausi di un pubblico virtuale.

Champions, tutto da rifare – La strada è ancora lunga per una formazione, quella biancoceleste, che ha perso troppo presto, nelle sfide decisive, l’entusiasmo dei suoi giocatori migliori. Milinkovic e Luis Alberto nel doppio impegno non hanno giocato all’altezza delle loro qualità, l’abitudine a non essere a certi livelli si paga cara in competizioni storiche come la coppa Campioni. L’unica speranza, mista alla giusta consapevolezza, è quella di poter tornare a disputare partite del genere ogni stagione, affinchè salga il livello di competitività di un gruppo che ancora non è riuscito a fare il vero e proprio level up.

Alessio Aliberti

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