Scudetto 1915: “Ora l’iter riprenda senza condizionamenti”

L’avvocato Mignogna al sito Gli eroi per calcio, torna a spiegare il perché alla Lazio non venga finalmente assegnato ciò che merita e i motivi del ritardo sulla decisione finale

La FIGC ha creato un’apposita Commissione per rivedere i fatti “con l’occhio dello storico”, condizione necessaria per avere la giusta “distanza” dalle vicende reclamate. Lo scorso novembre era sembrato che mancasse davvero poco alla pronuncia e invece, complice lo scoppio della pandemia, tutto resta fermo.

Allora in attesa del “verdetto” finale, siamo andati a trovare l’Avv. Mignogna, legale che perora la causa della Lazio e dei laziali, per cercare di capire la genesi della vicenda, i documenti a supporto delle tesi presentate e le difficoltà di preparare una simile “battaglia” legale. Non è nostra intenzione entrare nei termini della vicenda, dove si pronuncerà la FIGC, ma cercare di avere una “vista” storica. E’ innegabile che il nostro interlocutore potrebbe essere di parte e ogni lettore si farà poi la sua idea.

Avv. Mignogna, la sua battaglia per quella che lei definisce un’ingiustizia secolare, cioè lo scudetto 1915 da riconoscere anche alla Lazio, è cosa nota, quando ritiene verosimilmente che si possa arrivare ad una pronuncia della F.I.G.C., in considerazione anche della rielezione di Gravina?

Credo sia opportuno chiarire prima un aspetto. Il Genoa non si è mai opposto all’ex aequo, perché i dirigenti rossoblù sanno che il club ligure è privo di un atto ufficiale d’assegnazione. Tale problematica potrebbe esser sollevata anche in futuro, mentre la concessione del titolo ex aequo sanerebbe anche il vulnus genoano. Sulle tempistiche di definizione della Figc, invece, in questo momento proprio non saprei rispondere. Sono anni che la Federazione ha in mano le carte per decidere, ma ogni volta viene fuori qualcosa che ostacola le esigenze di giustizia storica e sportiva di questa vicenda. Certo che ora con le elezioni terminate ed il presidente Gravina rieletto, mi aspetto che la questione torni presto sui tavoli federali e l’iter riparta senza alcun tipo di condizionamento”.

Come è nata l’idea di perorare la causa biancazzurra, quale il fattore scatenante?

Io sono sempre stato un acceso tifoso laziale ed un appassionato di storia. In questa vicenda si intrecciano fatti e circostanze che coinvolgono l’irredentismo italiano post-risorgimentale, la Grande Guerra ed il calcio pionieristico di inizio ‘900 a cui la Lazio è iscritta a pieno titolo. Sin da bambino leggendo gli Almanacchi e la storiografia calcistica nazionale mi è sembrato che le cose non quadrassero, perché niente documentava a dovere l’assegnazione postuma al Genoa dello Scudetto 1915 e la Lazio era evidente che fosse la primatista centro-meridionale al momento della sospensione bellica. Sulla base dei documenti conosciuti fino al 2015, e quindi a prescindere da quelli emersi successivamente, diciamo che il Centenario della prima guerra mondiale mi è parsa un’occasione unica e irripetibile per tentare di riaprire il caso. Credo che i fatti mi abbiano dato ragione, perché non mi consta che al mondo esista un procedimento così retrodatato e poi nel merito si è già pronunciata una Commissione Figc che ha reso giustizia delle mie tesi. Lo studio di fattibilità all’inizio ha riguardato principalmente quella che tecnicamente si chiama legittimazione attiva”.

Quale la prima reazione a caldo della SS Lazio?

Io ho conosciuto prima il presidente della Polisportiva, Antonio Buccioni, che non mi ha fatto mancare il suo appoggio, ma mi ha anche precisato che la stessa non è affiliata alla Figc. Successivamente ho avuto occasione di conoscere anche il presidente Claudio Lotito, che ha espresso un forte apprezzamento per la mia iniziativa, ma mi ha subito chiarito che data la sua qualifica di consigliere federale non avrebbe potuto perorare la rivendicazione”.

Quale il documento che lei ritiene essere la trave su cui poggia tutto il suo ragionamento, e soprattutto dove lo ha trovato?

Stiamo parlando di una vicenda molto complessa, sulla quale hanno pesantemente inciso i vari sistemi di potere susseguitisi nel tempo. In realtà le risultanze documentali decisive sono almeno tre, tutte rinvenute presso archivi universitari e/o telematici. Il Regolamento del 1914/15, pubblicato sul Bollettino della Figc dell’epoca, ha chiarito come le stesse fonti ufficiali distinguessero tra campionato italiano e campionato italiano assoluto. Il primo altro non era che il campionato settentrionale, molto più attenzionato dalla stampa nordista del tempo, che probabilmente i poteri istituzionali, a tinte fortemente rossoblù, hanno assegnato d’ufficio al Genoa nell’ambito dello scisma federale del 1921 e che poi è stato strumentalizzato e/o quantomeno equivocato fino ad oggi.

Il secondo invece era quello che realmente, regole alla mano, attribuiva il titolo di Campione d’Italia alla vincente della “Finalissima Nazionale” tra la squadra Campione del Nord e la squadra Campione del Centro-Sud. Per quel che concerne la Lazio, direi che è stato fondamentale rinvenire il quotidiano “L’Italia Sportiva”, unico giornale sportivo edito a Roma fino al 1923, che riporta nero su bianco come la squadra capitolina sia stata Campione Centro-Meridionale del 1914/15. Trattasi di una fonte molto attendibile, perché nell’ottobre del 1920 la Figc adottò tale testata come proprio organo di stampa, che però, stranamente, per oltre cento anni è rimasta nell’oblio del dimenticatoio senza che nessuno ne avesse conservato nemmeno la memoria. Infine, gli Annuari Ufficiali pubblicati dalla Figc subito dopo la riforma approntata con la Carta di Viareggio del 1926, che ha costituito un vero e proprio spartiacque per il calcio italiano.

Nell’edizione del 1926-1927 l’Albo d’oro classifica ancora il Campionato 1914/15 “sospeso”, il che smentisce categoricamente la tesi genoana secondo cui lo Scudetto 1915 sarebbe stato definitivamente attribuito ai liguri a maggio 1921″.

Nelle edizioni successive, edite fino al 1932, il novellato Albo d’oro viceversa riporta che il Campionato 1914/15 risulta “aggiudicato al Genoa”, senza che tuttavia vi sia alcun riscontro nell’ampio resoconto storico sulle attività e sulle delibere federali dettagliate in tali pubblicazioni a partire sin dalla fondazione stessa della Federcalcio. Forse è solo una coincidenza, ma non vorrei che in quegli anni hanno fatto “pagare” alla Lazio la mancata fusione con gli altri club romani che, com’è noto, in forza di “direttive superiori” nell’estate del 1927 ha originato la nascita della Roma. In effetti tutti sanno che Italo Foschi è stato il primo presidente giallorosso, ma pochi ricordano che lo stesso è stato anche uno dei membri del triumvirato della Carta di Viareggio che nel 1926 ha riformato il sistema calcistico “implementando” la fusione dei club delle stesse città centro-meridionali onde renderle maggiormente competitive a livello nazionale.

Cosa le piacerebbe che accadesse ora, o quantomeno ci dica qualcosa che vorrebbe venisse chiarito?

Mi piacerebbero tante cose. In primis che la Commissione Storica chiarisse come sia potuto accadere che tanti documenti siano stati misteriosamente seppelliti dal tempo, ovvero perché non siano stati tenuti nella debita considerazione a livello storiografico ed istituzionale. In secondo luogo direi che mi farebbe piacere, anche per ragioni di trasparenza, che la Figc mi convocasse per dipanare nell’ambito di un effettivo contraddittorio i tanti aspetti oscuri di questa storia. Poi sarebbe opportuno, a mio avviso, che nessuno mettesse più sullo stesso piano la rivendicazione dello Scudetto 1915 che trae origine esclusivamente da gravi fatti bellici e sociali, rispetto ad altri titoli contesi per i quali le relative contestazioni traggono spunto prevalentemente da fatti di campo per lo più già giudicati.

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