La bottega degli errori

Dal Corriere dello Sport in edicola oggi ecco l’editoriale del direttore Zazzaroni: Ciò che rattrista, mettendo mano a situazioni come questa, è notare l’insipienza di tanti presidenti che ritrovi uguali a sé stessi in qualsiasi occasione. Neppure la pandemia li guida a comportamenti consoni alla gravità del momento, anzi: la loro leggerezza, o stupidità, risalta ancor di più, ma non fa ridere come un tempo, quando da “quelli del calcio” era inevitabile aspettarsi narrazioni paradossali, panzane, cialtronerie, anche discorsi seri che facevano ridere con adeguata comprensione.

Non hanno capito nulla, i signori, neanche se il covid li ha toccati o soltanto sfiorati. Per costoro, incapaci di comprendere che in questo momento il calcio potrebbe pragmaticamente insegnare qualcosa – vincere o perdere è un programma di vita – dovrebbe valere il comportamento di Boris Johnson: diventò ridicolo dileggiando i prudenti e i paurosi, predicò soluzioni bibliche, suggerì scappatoie tragicomiche: poi fu colpito dal virus e il giorno dopo diventò un uomo di Stato. Cosa aspettano i nostri dirigenti a dimostrare che non stanno guidando un carro carnevalesco, ma un’impresa data anche al sollievo dello spirito (ce n’è tanto bisogno)? Ero partito dicendo, mesi fa: restituiteci il calcio per darci un sorriso. Non volevo dire un ghigno, una risata sbracata.

LA VICENDA LAZIO-TORINO

La storia la conoscete: i protagonisti hanno peraltro provveduto a “velinare” giornali, radio e televisioni. Bignamino per i più distratti: il presidente federale Gravina era favorevole al rinvio di Lazio-Torino. Anche quello della Lega, Dal Pino, lo era, lunedì sera, vista l’eccezionalità del caso: la lettera che aveva preparato per formalizzare il rinvio è però rimasta sulla sua scrivania. Non potendo – per ruolo – prendere una decisione in autonomia, l’ha trasferita a un consiglio urgente, la cui risposta è stata unanime: si deve giocare, rispetto assoluto del protocollo, non possiamo permetterci di finire ogni volta nelle mani delle Asl.

È stato puntualmente evocato il precedente di Juve-Napoli, ma – sempre secondo i fautori del “si gioca” – le due situazioni non sono paragonabili: l’Asl di Napoli prese un provvedimento d’urgenza il giorno prima della partenza, imponendo alla squadra di non muoversi, quella di Torino è intervenuta il 23 febbraio e quindi il Toro – da protocollo condiviso con Cts e Ministero – avrebbe avuto tutto il tempo per fare più giri di tamponi, isolare i positivi, mettere in bolla il resto della squadra e, eventualmente, aggregare dei primavera per affrontare l’impegno.

NESSUN RISCHIO PARALISICAMPIOANTO

I club, non Dal Pino, avrebbero dovuto evitare questa ridicola tarantella: se fosse andato contro un provvedimento dell’Asl, il presidente sarebbe stato perseguibile penalmente.

Non mi stancherò mai di ripeterlo: la Lega di A è la sublimazione delle riunioni di condominio: chi abita a piano terra fa di tutto per non pagare l’ascensore che sale fino al decimo e, conoscendo i suoi polli, pensa le cose peggiori degli altri condomìni. In Lega, o in Bottega, c’è il consigliere che pubblicamente pretende il rispetto delle regole e in privato invita a trasgredire, con tanto di presa per i fondelli del presidente dell’assemblea; e c’è quello che vuole salvarsi e spera che l’avversario temporaneamente a pezzi scenda in campo e non faccia punti o che nell’eventuale recupero non venga messo nella condizione di presentarsi al meglio. Infine ci sono i malpensanti: vedono ovunque amici e benefattori nelle Asl di riferimento.

Il rischio paralisi del campionato? Non sussiste: dieci, dodici società potrebbero saltare come birilli se la massima serie, che sta per ricevere quasi un miliardo dalle tv e potrebbe addirittura riaprire ai fondi (due miliardi, zero responsabilità e forse firmiamo) dovesse fermarsi per eccesso di idiozia individuale o collettiva.

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