Tanti auguri Dino Zoff, bandiera e simbolo del calcio italiano. Ed orgoglio biancoceleste

Tanti auguri Dino Zoff. Il mito. La leggenda vivente. Un mix di eleganza, personalità e competenza calcistica. Dino Zoff è uno dei personaggi più conosciuti, amati e apprezzati del mondo del calcio. Probabilmente il portiere più forte e completo che il panorama calcistico italiano sia mai stato in grado di proporre. Da calciatore ha vinto quasi tutto: scudetti, coppe intercontinentali, riconoscimenti individuali e record straordinari, tutt’ora imbattuti, come quello legato all’imbattibilità (1142 minuti) con la maglia azzurra. E’ l’unico giocatore italiano ad aver vinto con la maglia della nazionale (indossata per 112 volte, primo uomo ad aver superato nella storia degli azzurri le 100 presenze) un Europeo e un mondiale. Il primo, giovanissimo, nel 1968. Il secondo, a 41 anni (altro record) da capitano. Nel mondiale spagnolo Zoff ha assunto il ruolo di portiere, leader, capitano e uomo immagine, rappresentando alla perfezione il gruppo azzurro negli incontri con la stampa. I suoi modi sempre eleganti e gentili. Il suo carisma e la sua classe, ne hanno fatto un interlocutore apprezzato anche da una stampa inizialmente ostile. Tra i pali se l’è cavata con la consueta classe, regalando perle straordinarie. Indimenticabile la parata all’ultimo secondo di Italia-Brasile su un colpo di testa di Oscar che sembrava destinato all’angolino.

Alla Juve trionfi e delusioni

La sua carriera da allenatore, dopo una veloce avventura alla guida della nazionale olimpica, inizia sulla panchina della Juventus. Per Zoff, che aveva difeso i pali bianconeri per 479 partite, sembrava l’approdo più naturale. Molti si aspettavano l’inizio di un ciclo interminabile, ma la sua seconda vita da juventino dura solo due stagioni. Zoff eredita una situazione complicata. La Juventus sta provando a risalire la classifica dopo aver salutato i fasti dell’era Platini. I risultati sono dalla sua parte. Nei due anni da tecnico bianconero ottiene due quarti posti, vincendo (nella stagione 89-90) anche due trofei: la coppa Italia e la Coppa Uefa. Il pubblico è  con lui, ma la dirigenza bianconera opta per un cambio radicale. Sono gli anni in cui l’Italia calcistica impazzisce per il calcio champagne di Arrigo Sacchi e un uomo misurato come Zoff, che allo spettacolo preferisce la concretezza e i risultati, non viene apprezzato.La dirigenza juventina saluta la sua bandiera più grande e affida la panchina a Luigi Maifredi, giovane tecnico in rampa di lancio, considerato un erede di Sacchi. Ma un uomo dell’esperienza di Zoff, un tecnico della sua bravura e un conoscitore di calcio come lui, non possono stare senza panchina troppo a lungo. Per il Dino nazionale inizia la sua seconda vita nel mondo del calcio.

Tre avventure sulla panchina biancoceleste. Zoff ha guidato la Lazio per ben 202 volte, superato solo da Inzaghi

Allenatore e simbolo della Lazio

Da bandiera bianconera, Zoff diventa in poco tempo un uomo immagine della Lazio.La sua avventura biancoceleste è emozionante, duratura, ricca di successi, colpi di scena, contestazioni, esaltazioni, addii, cambi di ruolo, ritorni improvvisi e successi straordinari. Dino Zoff si è seduto sulla panchina biancoceleste: ben 202 volte, superato in questa classifica solo da Simone Inzaghi. Chiamato da Calleri l’estate del 1990, sfiora per due anni consecutivi l’approdo in Coppa Uefa. Nella sua prima stagione si toglie la soddisfazione di battere la Juventus di Maifredi all’Olimpico per 1-0 con un gran gol di testa del tedesco Riedle e di chiudere il campionato a sole due lunghezze di ritardo in classifica dai bianconeri, nonostante una netta differenza di rosa e ambizioni. I primi due anni sono positivi, ma poco brillanti, nel gioco e nelle emozioni. I tifosi alternano elogi a contestazioni, per un gioco poco divertente. Con il passaggio di proprietà, tra Calleri e Cragnotti, Zoff si ritrova a gestire una rosa decisamente più forte e competitiva. Al termine della stagione 92-93, la sua Lazio torna dopo sedici anni in Europa. Per Zoff è un anno importante. Nonostante venga considerato un tecnico poco propenso ad un gioco offensivo, la sua Lazio segna valanghe di gol, portando Beppe Signori a vincere la classifica dei capocannonieri per due anni consecutivi. Il biennio 92-94 vede la Lazio affermarsi nel panorama calcistico italiano. Zoff chiude prima al quinto e poi al terzo posto in classifica.  Risultati che i tifosi laziali avevano da tempo dimenticato.

L’avventura da Presidente

A primavera del 1994 Zoff riceve una chiamata da Sergio Cragnotti. Il patron biancoceleste è un innovatore, attratto dallo spettacolo e dalla possibilità di ottenere attraverso il prodotto calcio, una crescita ulteriore in termini sportivi ed economici. Cragnotti ha una stima infinita di Zoff. Sa benissimo che senza l’apporto di un uomo del suo carisma e della sua bravura, la Lazio non sarebbe stata in grado di crescere. Ma allo stesso tempo, spinto probabilmente dalla stessa attrazione verso il bel gioco che quattro anni prima aveva colpito i dirigenti bianconeri, sente che per la guida della Lazio c’è bisogno di un tecnico più spregiudicato. Quando chiama Zoff nel suo ufficio, a poche giornate dal termine della stagione 93-94, gli espone il suo programma: affidare a Zdenek Zeman, profeta della zona e di un calcio offensivo, in grado di far impazzire i tifosi del Foggia, la panchina della Lazio. Ed offrire a Dino Zoff la presidenza della società. Dino è confuso. Si sente un uomo di campo. Per la prima volta, dal 1961, anno in cui iniziò la sua carriera da professionista ad Udine, capisce che potrebbe abbandonare gli scarpini e la quotidianità del campo di allenamento, per intraprendere un ruolo completamente diverso. Ma l’idea di proseguire l’avventura in una piazza che lo apprezza e il nuovo ruolo dirigenziale, che sembra sposarsi a pennello per un uomo esperto e capace come lui, lo spingono ad accettare la proposta di Cragnotti. Zoff si cala alla perfezione nel ruolo di Presidente del club capitolino. Segue con Cragnotti le trattative di mercato. Ne diventa il primo consigliere. Rappresenta la Lazio nelle riunioni di Lega e davanti ai microfoni. Nelle trasferte europee della squadra, è sempre il personaggio più richiesto dai cronisti. Nonostante la presenza di campioni del calibro di Signori, Boksic, Casiraghi, Winter, Di Matteo, Fuser, Marchegiani, i giornalisti europei e i tifosi a caccia di autografi, si accalcano sempre intorno alla figura di Zoff.

Ritorno in panchina e in Europa

Nonostante le sue idee non si sposino con quelle di Zeman, non si intromette mai nelle scelte tecniche. Anche perchè sul campo la squadra, nei primi due anni con il boemo in panchina, vola, collezionando un secondo e un quarto posto. Durante la terza stagione però qualcosa si inceppa. La perfetta macchina da gol zemaniana sembra avere qualche problema. La squadra inizia una lenta, ma inesorabile discesa in classifica. A gennaio del 1997, dopo una sconfitta casalinga contro il Bologna e con la Lazio ad un passo dal quart’ultimo posto in classifica, Cragnotti convoca nuovamente Zoff nel suo ufficio. Sembra un dèjà vu. Un ritorno alla primavera del 1994, ma a parti invertite. Cragnotti chiede a Zoff di svestire la giacca e la cravatta ed indossare nuovamente la tuta. Sa benissimo che solo un uomo come lui può traghettare una nave destinata alla deriva, verso acque più calme. Zoff non solo salva la squadra, ma la trasforma, risollevando la situazione e raggiungendo un quarto posto in classifica insperato. E’ un capolavoro straordinario. Una grande rivincita nei confronti di chi lo aveva accantonato come tecnico. Una situazione che Zoff rivivrà quattro anni più tardi, tornando nuovamente sulla panchina laziale in sostituzione di Sven Goran Eriksson. Quattro anni magici, per lui e per la Lazio. Quattro stagioni dove è successo di tutto. La squadra biancoceleste, sotto la guida del tecnico svedese è stata capace di vincere uno scudetto e sette coppe.

Ad un passo dall’Europeo

Zoff, che era tornato a vestire i panni del presidente, per lasciare la guida della squadra ad Eriksson, lasciò la Lazio per la panchina più prestigiosa ed ambita: la nazionale italiana. Alla guida degli azzurri, Zoff sfiora la vittoria nel campionato europeo del 2000. Mentre Roma si colorava di biancoceleste per festeggiare il secondo scudetto della storia laziale, Dino Zoff portava la nazionale in finale negli europei, al termine di un cammino esaltante, culminato con l’eliminazione dei padroni di casa olandesi in semifinale, ai calci di rigore. L’Italia di Zoff si ferma sul più bello. Nella finalissima contro la Francia e avanti di un gol, si vede raggiungere al 90′ dal pareggio di Wiltord e superare nei supplementari dal golden gol da Trezeguet.Una mazzata incredibile. Una delusione cocente, che spinge Zoff a lasciare la panchina azzurra, anche a seguito di una clamorosa e inutile polemica lanciata dal futuro presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che aveva criticato le scelte del commissario tecnico.

Alla Lazio prima da presidente, poi in panchina

Una volta svestiti i panni del ct azzurro, Zoff torna alla Lazio. Cragnotti lo accoglie a braccia aperte offrendogli nuovamente la presidenza della squadra. Dopo poche settimane però, esplode il caso Eriksson. Il tecnico, che pochi mesi prima aveva portato la Lazio al titolo, accetta la panchina della nazionale inglese per la stagione successiva, promettendo a Cragnotti il massimo impegno per chiudere al meglio il campionato. I risultati però dicono il contrario. La squadra si sgretola e si allontana dal vertice della classifica. I continui viaggi in Inghilterra di Eriksson non fanno altro che alimentare il malumore generale di un ambiente che chiede un intervento forte. Cragnotti ha già in mano la soluzione. Fuori Eriksson, dentro Zoff, che inizia la sua terza avventura sulla panchina laziale. Il suo cammino è inarrestabile. Una squadra che sembrava svuotata e priva di ambizioni nell’anno post scudetto, ritrova nuova linfa sotto la guida del tecnico friulano. Zoff riduce il distacco in classifica, vince otto partite consecutive. Rilancia Crespo, portandolo (quasi dieci anni dopo Signori) a vincere il titolo di capocannoniere della serie A. Un cammino incredibile che porta la Lazio a sfiorare il secondo scudetto consecutivo. La squadra biancoceleste resta in corsa fino all’ultima giornata, alimentando il rimpianto di chi, chiedeva di anticipare il cambio alla guida tecnica della squadra. Molto probabilmente, se Zoff fosse stato richiamato prima, la Lazio avrebbe concesso il bis. La sua avventura laziale termina praticamente qui. L’anno successivo inizia la stagione da tecnico, ma dopo poche giornate viene allontanato. E’ un momento difficile per la Lazio, che sta per chiudere il suo ciclo con Cragnotti alla guida della società. Zoff saluta la Lazio dopo quasi dieci anni e 202 panchine. Il suo nome verrà nuovamente accostato alla Lazio in più di un’occasione. La sua vita biancoceleste si è chiusa a novembre del 2001, ma l’affetto che lo lega ai colori del cielo, non è stato minimamente scalfito. Al pari della sua classe, eleganza e bravura.

Tanti auguri Dino, bandiera e simbolo del calcio italiano.

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