Lazio, un tesoro investito male

Fatale è stato il rigore fallito d Immobile, ma il problema della Lazio travolta dal Bayern e battuta senza alcuna attenuante dal Bologna non può essere certo Ciro, i cui numeri parlano chiaro. Ovvio che il momento buio sarebbe arrivato anche per lui, meno ovvio tutto quello che stiamo vedendo nelle squadra biancoceleste nelle ultime settimane. E’ vero che ha vinto sette partite delle ultime nove di campionato, ma è anche vero che si è sorretta sui suoi giocatori più talentuosi, dietro ai quali non ci sono alternative dello stesso valore: la Lazio – scrive il Corriere dello Sport – ha una squadra titolare fortissima, in grado la stagione scorsa di competere per lo scudetto contro la Juve fino allo stop di marzo, ma incapace di sopportare gli inserimenti delle riserve, soprattutto nel reparto arretrato. Le alternative sono state preziose durante il girone di Champions, quando Inzaghi ha pescato nelle retrovie per arrivare agli ottavi, ma poi si sono spente come si è spenta tutta la squadra a Bologna dopo il primo gol di Mbaye. Ancora stordita da Lewandowski, la Lazio si è lasciata andare, consegnandosi al capolavoro tattico realizzato da Mihajlovic.

Mentre il quarto posto sembra allontanarsi, la Lazio può iniziare a interrogarsi sul futuro per non farsi trovare impreparata sul mercato come l’estate scorsa. Lotito aveva stanziato un tesoretto importante, forse uno dei più alti della sua gestione: 30 milioni di euro netti, più ovviamente quelli da versare alla Salernitana per giocatori che tornano sempre indietro dopo qualche mese e poi non vengono impiegati neanche in serie B. Dopo essersi concentrato per mesi sull’acquisto di un difensore di livello come Kumbulla, il ds Tare, che aveva individuato il reparto da rinforzare, ha cambiato improvvisamente strategia rivolgendosi al mercato delle punte, nonostante in rosa avesse già Immobile, Correa e Caicedo, più Luis Alberto e Milinkovic. Oltre 18 milioni sono stati spesi per Muriqi, attaccante kosovaro dal curriculum non certo affascinante, tanto è vero che viene impiegato pochissimo da Inzaghi, e altri 10 per Fares, esterno sinistro appena retrocesso con la Spal e che nelle gerarchie del tecnico è precipitato nelle retrovie. Prima di lui, sulla fascia di Lulic, avevano già fallito Lukaku, Durmisi e Jony. Il risultato di certe operazioni, oggi, è sotto gli occhi di tutti ed è impietoso: la Lazio, nella stagione del ritorno in Champions, si è presentata con tre titolari importanti in difesa – Luiz Felipe, Acerbi e Radu – e due riserve assolutamente inadeguate come Patric, del quale le nefandezze erano già state evidenti la stagione scorsa, e Hoedt, recuperato a costo zero dopo che era già stato mandato via per una cifra molto importante.

A gennaio la Lazio è corsa ai ripari cercando un altro giocatore gratis, ma Musacchio è stato bocciato da Inzaghi poco dopo il suo arrivo e, in particolare, a causa del primo gol realizzato dal Bayern per un suo retropassaggio sbagliato (errore per il quale Radu non aveva pagato contro il Verona): da qui a maggio, Inzaghi dovrà andare avanti così, almeno fino a quando non tornerà il romeno e Acerbi non riprenderà il suo posto al centro della difesa rinunciando al ruolo di ala aggiunta come a Milano e Bologna, guarda caso due partite perse. Nel frattempo, il club inizi la caccia a qualche difensore di livello.

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