CHE LA VOGLIA DI CRESCERE SIA PIU’ FORTE DELLE POLEMICHE

Qualcuno davvero pensava che la Lazio fosse sullo stesso livello del Bayern Monaco e quindi in grado di giocarsela contro i campioni del mondo? Siamo seri. Da una parte c’è una squadra che sta crescendo, che in pochi anni è passata dall’anonimato agli ottavi di finale di Champions League. Che ha saputo costruire, con poche risorse, una rosa in grado di tornare protagonista in Italia (dove si è collocata stabilmente tra le prime cinque/sei squadre del campionato, ed in lotta ormai da diverse stagioni per un posto in Champions, con la soddisfazione di aver portato a casa qualche trofeo) e di superare il primo girone europeo, dall’alto di un’invidiabile imbattibilità.

Dall’altra c’è il Bayern Monaco. Una squadra di marziani. Una formazione capace nell’ultimo anno di vincere tutto. In Germania, in Europa e nel mondo. Diciassette vittorie (e un pareggio, raggiunto nell’ultima, inutile gara di qualificazione, forti del passaggio matematico e con mezza squadra fuori) nelle ultime diciotto gare di Champions League. Una squadra che negli ultimi tre anni ha segnato otto gol al Barcellona, sette al Tottenham e alla Roma. Quattro all’Atletico Madrid. La differenza, come è normale che sia, tra i due club è enorme.

La Lazio ci ha provato. Ha anche tentato di fare il suo gioco. Se non le fosse stato negato un rigore forse, avrebbe anche potuto mantenere l’equilibrio più a lungo, ma alla lunga ha dovuto cedere. Può bastare questa debacle per riaprire vecchie e mai sopite polemiche? Si può prendere spunto da una sconfitta contro gli “invincibili” (almeno in ambito europeo) per tornare a cavalcare le solite diatribe, alimentando le divisioni interne? Farlo sarebbe stucchevole. Giusto interrogarsi sulla fragilità caratteriale di una squadra che è scesa in campo troppo intimorita. Giusto evidenziare che, a certi livelli, alcuni calciatori sono poco proponibili. Ancor più giusto sarebbe capire, qualora ce ne fosse ancora bisogno, dove e come si può migliorare questa squadra per il futuro. Chi si ritrova a fare il titolare e potrebbe al massimo ambire al ruolo di riserva. Chi è arrivato a fine ciclo e chi, nelle gare decisive, scompare.

Che Lazio-Bayern Monaco non sia l’occasione per i soliti noti di tornare a cavalcare inutili e sterili polemiche, ma che diventi invece una gara utile per crescere. Per prendere confidenza con partite di questo livello. Per fare esperienza e per capire cosa manca a questa squadra per un ulteriore, ma significativo passo in avanti. Non per arrivare ai livelli del Bayern Monaco (impossibile per ogni club italiano) ma per stabilizzarsi con maggior forza in Italia e in Europa. Che questa gara diventi un punto di partenza e non un motivo di divisione. Per tornare a divertirci in campionato e sognare altre partite (magari con un esito diverso) di questo livello.

Paolo Colantoni

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