Luis Alberto. “Nessuno ci vede favoriti contro il Bayern però…”

Luis Alberto racconta al sito spagnolo Marca.com il suo momento e quello della Lazio alla vigilia dell’atteso quarto di finale contro il Bayern campione in carica.

Sei tornato a giocare a tempo di record dopo l’operazione di appendicite, solo 13 giorni, ora come stai?

“Sto ritrovando la forma giusta, non è stato facile fermarsi perché ero in un grande momento. Quando sono rientrato con l’Atalanta è stata davvero dura perché la ferita non era completamente rimarginata ma non potevo lasciare soli i miei compagni”

Nell’ottavo di finale avrete di fronte il Bayern dei sei titoli stagionali

“Sarà durissima, sono fortissimi ma non partiamo battuti, abbiamo delle opzioni per affrontarli”

Ti vedo fiducioso

“Se non era imbattibile il Barca di Guardiola, non lo può essere nessuno. Questa è la Champion League e tutto può accadere”

La Lazio arriva in un buon momento: sette vittorie in otto partite di campionato. Cosa è cambiato?

“Avevamo perso la nostra identità e avevamo bisogno di credere chi eravamo. La squadra è di nuovo felice e dobbiamo continuare così.”

Il decollo della Lazio è coinciso con i tuoi gol, un caso?

“Avevo segnato cinque gol in sei partite e mi divertivo a giocare a calcio. È stato difficile fermarsi per l’operazione di appendicite. Ho passato un brutto periodo perché è l’anno che porta all’Europeo ed ero in un momento straordinario”

Ha debuttato con la Spagna nel 2017 con Lopetegui. Ti vedi con delle possibilità per andare all’europeo con Luis Enrique?

“Mi piacerebbe non lo nego. Sono a conoscenza della sua lista attuale che non mi vede inserito. Luis Enrique ha il suo stile e non mi ha ancora chiamato, ma continuerò a lavorare per convincerlo a cambiare idea”

Sembra che in questa stagione tu abbia cambiato corso, meno assist più gol

“E’ una questione di sfumature. Capita che se faccio un buon assist questa volta non si tramuta in gol mentre se provo la giocata verso la porta queat volta n riesco a segnare. Gli avversari ci studiano magari marcano meglio il passo e allora io ora scatto più verso la porta e riesco ad arrivare più spesso al tiro”

Scegli: gol o assist?

“Ho sempre detto che fare un assist lo preferisco ma è anche bello segnare e festeggiare il gol come tuo lo ha chiesto tuo figlio, imitando Spider-man, o dedicarlo a qualcuno.”

Avevi detto che se Immobile avesse vinto la Scarpa d’Oro avrebbe dovuto regalarti un “Rolex” per i tuoi assist. Lo ha fatto?

“Sarebbe stato poco carino se lo avesse dato solo a me, avrebbe dovuto darlo a tutta la squadra [ride]. Ciro ha segnato i gol e ha la Scarpa d’Oro in casa, ma noi ci sentiamo un po ‘tutti di aver vinto con lui. Sono contento del mio contributo e di aver potuto essere il primo nella classifica degli assist in Serie A per la seconda volta nella mia carriera, ma soprattutto di aver raggiunto l’obiettivo che perseguivamo da tanto tempo: giocare la Champions League.”

 Con il tuo gol contro il Crotone di sabato ne hai già sette. Supererai il record di 12 del 2017-18?

“Penso di poterlo fare. Me ne mancano solo sei per migliorarlo e mi piacerebbe. È una sfida che mi sono posto.”

E come squadra che obiettivi vi siete posti?

“Tornare assolutmente in Champios League. Dobbiamo avere più continuità in Europa non possiamo un anno andare in Europa League un anno rimanere fuori dall’Europa poi in Champions League, serve continuità, Solo così possiamo definitivamente crescere”

 I tuoi sette gol sono stati segnati in campionato. Ora resta segnare il primo gol in Champions.

“Ho perso purtroppo un paio di partite della fase a gironi a causa del coronavirus. Adesso ho due partite davanti a me e spero di rifarmi”

Come ti sei sentito dopo la doppietta contro la Roma?

“Il derby qui a Roma è vissuto in modo molto speciale. È la partita più importante dell’anno. Ottenere una doppietta decisiva è stata un’incredibile scarica di adrenalina. Tutti ti scrivono, ti fermano … In quel momento ti fanno sentire come se fossi Dio. Non è durato a lungo. Tre giorni dopo ho subito un intervento chirurgico per l’appendicite!”.

Dopo Patric e Luis Alberto, sono già due ‘classici’ spagnoli alla Lazio, è arrivato Pepe Reina. Cosa vi ha portato?

“Era quello di cui avevamo bisogno. Un giocatore con l’esperienza giusta, che ha vinto tutto ed è rispettato e che, tra alti e bassi, ti parla in faccia. Eravamo una famiglia, ma ci mancava un padre come Pepe.”

Un anno fa siete arrivati allo stop per COVID-19 a un punto della Juve, ma poi allripresa niente è stato come prima. Cosa è mancato per vincere lo “scudetto”?

“Lo stop ci ha distrutti, ha interrotto la magia. Siamo arrivati ​​in una perfetta dinamica di gioco e risultati, avevamo ottenuto 17 vittorie in 21 partite. La cosa normale con quella serie di vittorie era che saremmo arrivati davanti a tutti con 7-8 punti di vantaggio. È stata un’occasione unica per fare la storia, ma siamo rimasti bloccati sul più bello. Poi, prima della ripartenza, diversi giocatori si sono infortunati e abbiamo concluso il campionato con molta difficoltà nella rosa, avevamo solo 12-13 giocatori. Abbiamo perso quella mentalità da campioni.”

Parlando ancora di COVID-19. Potrebbero sanzionare il presidente Lotito e tre medici per aver violato il protocollo. Secondo te hanno infranto le regole?

 “I giocatori hanno sempre fatto quello che ci veniva stato detto. Sei positivo, vai a casa; sei negativo, ti alleni. Io stesso sono stato a casa per 10-11 giorni. Non capisco come un giocatore possa risultare positivo, poi negativo e poi tornare positivo. Sono cose strane che sono successe anche nella vita di tutti i giorni.”

Con Lotito hai avuto un forte confronto, hai già fatto pace?

“È stato risolto nel modo in cui doveva essere risolto. Mi metto a disposizione dell’allenatore e del Team Manager Angelo Peruzzi e nessuno mi può rimproverare per il mio sacrificio e per il mio lavoro”.

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