SIMONE INZAGHI, IL DODICESIMO

Più un giocatore aggiunto che un tecnico. Inzaghi è parte integrante della squadra, che ha plasmato a sua immagine

Il dodicesimo uomo in campo, così come gridava lo speaker dello stadio Olimpico alla lettura delle formazioni, è stato, è, e sarà sempre la Curva Nord. Il cuore del tifo biancoceleste. Colei che è in grado di dare la scossa e la carica anche nelle gare più difficili e complicate. Anche in tempo di pandemia il legame con la curva laziale è sempre molto forte. I tifosi, impossibilitati a riempire il loro settore, si ritrovano a Formello per caricare e scortare la squadra prima delle gare. I calciatori al termine delle partite corrono simbolicamente sotto il settore più caldo del tifo per festeggiare un successo con chi, avrebbe meritato di assistere alle sfide dagli spalti.

Un tutt’uno con la squadra

Ma in casa Lazio c’è un altro dodicesimo uomo, che rispetto ai tifosi ha la possibilità di essere veramente in campo: Simone Inzaghi. Più che un allenatore un giocatore aggiunto. Più che una guida, un vero e proprio attore protagonista. L’immagine del tecnico biancoceleste che entra sul terreno del gioco durante il calcio di punizione di Quagliarella è significativa del rapporto tra Inzaghi e la squadra. Simone è uno di loro. Gioca insieme a loro. Combatte con loro. Come quando corse insieme a Immobile verso la porta giallorossa in un derby, ripetendo poi la stessa cosa con Lulic, prima dell’assist a Keita. O come quando indirizzò la rimessa laterale di Marusic nei secondi finali di Lazio-Juventus, portando al gol di Caicedo.

Inzaghi è un giocatore aggiunto. Il valore in più di una squadra che ha saputo plasmare e dirigere come pochi. Ha la capacità di entrare nella testa e nel cuore dei suoi calciatori. Nella testa è il tecnico, ma nel cuore si sente uno di loro. Il dodicesimo uomo.

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