AUGURI RE BEPPE. IDOLO DI UN’INTERA GENERAZIONE

L’idolo incontrastato di un’intera generazione. Uno degli attaccanti più forti che abbia mai indossato la maglia della Lazio. Il secondo bomber di sempre nella storia del club biancoceleste con 127 goal segnati in meno di sei stagioni. L’attaccante imprendibile capace di saltare in velocità ogni difensore e andare in goal con facilità, beffando i portieri avversari con tiri in diagonale di rara precisione e potenza. Beppe Signori è stato un vero e proprio punto di riferimento per i giovani che seguivano la Lazio negli anni novanta. Con i suoi goal, la sua velocità, il suo modo di esultare, la capacità di diventare in breve tempo un punto di riferimento per i compagni, Signori è diventato un modello idolatrato e imitato. Con la maglia biancoceleste si è laureato tre volte capocannoniere della serie A. Ha indossato con fierezza la fascia di capitano ed ha rappresentato la Lazio in nazionale, giocando i mondiali statunitensi del 1994.

E segna sempre lui

L’estate successiva, più di 5.000 tifosi sono scesi in piazza per protestare contro la sua cessione, costringendo il presidente Cragnotti a fare marcia indietro.La sua staoria laziale sembra destinata a durare per sempre, ma proprio nel momento in cui la squadra sta per spiccare il volo, riuscendo finalmente a vincere trofei nazionali e internazionali, Beppe lascia la Lazio, a causa di un rapporto mai sbocciato con il tecnico Eriksson. “La più grande ingiustizia nel mondo del calcio è pensare che uno come Signori non abbia mai vinto un titolo” ha dichiarato Luca Marchegiani, portiere della Lazio tra la metà degli anni 90 e i primi anni 2000, in una recente intervista. Il calcio, come la vita, a volte nasconde imprevisti beffardi e incredibili. Se è vero che Beppe Signori non ha potuto alzare coppe o festeggiare scudetti con la maglia della sua squadra del cuore, è anche bello pensare che, senza i suoi goal, il suo spirito battagliero, la sua classe, la Lazio non avrebbe mai iniziato il processo di crescita che l’ha portata, a cavallo con i festeggiamenti del centenario del club, a vincere uno scudetto e diverse coppe. Signori sbarca nella capitale l’estate del 1992. Il suo compito è difficile: sostituire in mezzo al campo e nei cuori dei tifosi un goleador come Ruben Sosa. Il bomber uruguaiano ha lasciato la Lazio per trasferirsi all’Inter e il biondo attaccante che arriva dal Foggia, ha l’obbligo di mettersi subito in evidenza.

Sacchi e il mondiale da terzino

Signori ci mette poco a far dimenticare Sosa: nelle prime sette giornate segna nove goal, che diventeranno 26 al termine della prima stagione. Che saranno altri 24 (nonostante un iniziale infortunio che lo tiene lontano dai campi di gioco per i primi mesi di campionato) alla fine del secondo campionato. I tifosi biancocelesti lo eleggono re, omaggiandolo di una corona sotto la curva nord. L’estate del 1994 insorgono contro Arrigo Sacchi che, nei mondiali statunitensi, lo relega ad un ruolo di esterno di centrocampo. Il due volte capocannoniere della serie A, costretto ad un duro lavoro di copertura, sembra una vera e propria bestemmia calcistica. Beppe si sacrifica, gioca una gara meravigliosa contro la Norvegia (trascinando una nazionale ridotta in inferioritá numerica, a causa dell’espulsione di Pagliuca, alla vittoria), ma non riesce ad essere decisivo sotto porta. Sacchi lo esclude dalle ultime gare, preferendogli un centrocampista (Evani). Nella semifinale contro la Spagna entra a gara in corsa e regala a Baggio l’assist per il goal vittoria. Nella finalissima contro il Brasile Sacchi lo lascia fuori. Anche quando, a pochi minuti dalla fine, iniziavano ad avvicinarsi i calci di rigore. La scelta di relegarlo in panchina (rinunciando ad un bomber capace di segnare 49 reti in 56 incontri con la maglia della Lazio) giá poco comprensibile, diventa quasi inspiegabile con l’arrivo dei calci di rigore. Beppe è uno specialista. Il suo modo di calciare i penalty senza rincorsa, per non dare riferimenti ai portieri, ha fatto storia. Ma Sacchi è irremovibile. Signori resta seduto in panchina e l’Italia guarda i brasiliani alzare al cielo la loro quarta coppa del mondo.

Con la maglia della nazionale durante i mondiali di Usa 94

In piazza per lui

Quando torna dalla spedizione statunitense, Signori ritrova in panchina Zdenek Zeman, il tecnico che lo ha lanciato ai tempi di Foggia e che per primo credette nelle sue doti realizzative. Beppe si trova a meraviglia negli schemi d’attacco zemaniani. Segna e fa segnare. Solo un paio di infortuni non gli permettono di superare per la terza volta consecutiva quota venti goal, fermandosi a 17 (ma la quota sarebbe stata più alta se gli fossero stati assegnati diversi goal, attribuiti ad autoreti a causa di impercettibili deviazioni avversarie). L’estate del 1995, mentre la squadra è impegnata in una tournée internazionale, scoppia improvvisamente una bomba di mercato.  Cragnotti ha deciso di cedere alle lusinghe di Tanzi, patron del Parma, che ha offerto per Signori una cifra vicina ai 25 miliardi. Molto più del doppio di quanto il patron spese tre anni prima per portarlo nella capitale. A Roma scoppia un putiferio. Più di 10.000 tifosi scendono in piazza per protestare contro la cessione del loro idolo. Gli ultras invadono le strade del centro, arrivando fin sotto casa di Cragnotti. Il patron è costretto a fare marcia indietro e decide di togliere Signori dal mercato.

Il bomber lo ripaga con un’altra stagione da incorniciare. Segna 24 goal, laureandosi per la terza volta consecutiva re dei bomber. La quinta stagione laziale di Signori non parte sotto i migliori auspici. La squadra sembra mal digerire gli schemi di Zeman. Quest’ultimo ha rotto con diversi leader dello spogliatoio. Tra questi Boksic e Di Matteo che vengono allontanati dalla squadra. La Lazio balbetta. A metá stagione si trova invischiata nella lotta per non retrocedere, costringendo Cragnotti a cambiare in corsa la guida tecnica. Per uno scherzo del destino sarà proprio Signori a comunicare a Zeman la scelta della società. I due infatti si trovano a Coverciano per la consueta riunione tra arbitri, capitani e allenatori della serie A. Quando Cragnotti decide di esonerare Zeman e di sostituirlo con Zoff, chiama proprio Signori al suo cellulare. Spetta al capitano passare la cornetta al mister e renderlo consapevole dell’esonero.

Nel club dei 100 gol

Beppe è l’ultimo ad abbandonare il suo vecchio maestro. Anche quando le cose sembravano girare storto, il capitano laziale continuava a segnare con regolarità.  Con il ritorno di Zoff cambiano molte cose (approccio alle gare, ritorno alle vittorie e uno schema più equilibrato), ma non la media realizzativa di Signori, che al termine della stagione raggiungerá i 100 goal in campionato con la maglia laziale. Signori sembra destinato a restare per sempre nella capitale. I tifosi immaginano per lui un futuro biancoceleste, fatto di goal, campionati giocati con la fascia di capitano e un ruolo in società una volta appesi gli scarpini al chiodo. Ma l’estate del 1997 nel mondo Lazio cambia qualcosa: Cragnotti porta nella capitale Roberto Mancini, scegliendolo come nuovo capo emblematico del gruppo. Insieme a lui approda sulla panchina Sven Goran Eriksson, il tecnico che ha  diretto Mancini nelle ultime stagioni alla Sampdoria e che ha instaurato con lui un feeling speciale. Signori lega con Mancio, nelle prime amichevoli gioca al fianco del nuovo leader biancoceleste. Anche Eriksson sembra puntare su di lui, studiando un modulo a tre punte, con Mancini, Signori e uno tra Boksic e Casiraghi nel ruolo da centravanti. Ma dopo poche giornate e qualche risultato negativo, il tecnico decide di cambiare modulo: squadra con due attaccanti e Signori in panchina. Il vecchio capitano non la prende bene. Si sente escluso. Resta a guardare i suoi compagni vincere il derby e si accontenta di scampoli di gara tra Coppa Uefa e Coppa Italia.

Il fattaccio di Vienna e l’addio

Beppe è deluso, ma aspetta il suo momento.Il 25 novembre accade l’inevitabile. La Lazio è a Vienna per gli ottavi di finale di Coppa Uefa. Nel match d’andata contro il Rapid, Eriksson si gioca gran parte dell’accesso ai quarti di finale. In attacco si affida alla coppia Mancini-Casiraghi, lasciando Signori ancora in panchina. All’intervallo la Lazio è in vantaggio 1-0, grazie al gol di Casiraghi.  Dopo pochi minuti dall’inizio della ripresa Eriksson manda Beppe a scaldarsi. La Lazio raddoppia con Mancini e ipoteca il risultato. Signori continua il riscaldamento. Sembra sul punto di entrare in campo, quando al 63′ Mancini viene espulso dall’arbitro Malo Pereira per doppia ammonizione. A quel punto Eriksson corre ai ripari, inserendo un centrocampista (Marcolin) per proteggere il risultato. Beppe continua il riscaldamento, ma a quel punto, con un uomo in meno e con la poca voglia di continuare a spingere, il tecnico lascia la squadra invariata, dimenticandosi del suo capitano che per quasi quaranta minuti si è scaldato ininterrottamente. Beppe esplode. Negli spogliatoi sfoga la sua rabbia contro il tecnico e decide di non voler più proseguire la sua avventura in biancoceleste. Da li a pochi giorni lascerà la Lazio per trasferirsi alla Sampdoria. Beppe lascia la capitale in lacrime e nei sei mesi a Genova si dimostra incapace di riprendersi: fisicamente e psicologicamente. Con la Samp chiuderà la stagione con la miseria di soli tre goal segnati. Il vero Beppe tornerà a segnare valanghe di goal a Bologna, ritornando l’attaccante micidiale capace di realizzare meraviglie nei cinque anni e mezzo con la maglia della Lazio: 127 goal in 195 gare, con una media realizzativa impressionante. La più alta della storia biancoceleste.

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