DOPPI EX, LA FORMAZIONE DEI SOGNI

Un mix tra campioni d’Italia, capocannonieri della serie A e giocatori di esperienza e personalità. Lazio e Inter hanno sfoggiato nella loro storia calciatori di livello assoluto, capaci di alzare trofei, entrare nel cuore dei tifosi e lasciare il segno. Giocatori capaci di vincere scudetti sia a Milano che a Roma o di rilanciarsi in uno dei due club dopo essere stati accantonati. Le vie del mercato hanno spesso permesso di incrociare i destini di top player. Sull’asse Roma-Milano, soprattutto negli anni in cui Moratti e Cragnotti erano al timone delle due società, si sono concluse delle operazioni onerose e di primo livello. IL CUOIO ha provato a metterli in campo, creando un’elenco affascinante e ricco di qualità che farebbe le fortune di qualsiasi allenatore.

La difesa. Nessun dubbio sul portiere: Angelo Peruzzi per distacco si prende la maglia da titolare. Alle sue spalle Marco Ballotta, che dopo aver vinto lo scudetto da protagonista nella Lazio, è stato ceduto al’Inter nell’operazione che ha portato il Cinghialone a Formello, prima di ritornare qualche anno dopo nella capitale per fare il vice Peruzzi. In difesa tre campioni d’Italia e un esterno nato terzino, ma che nel corso della sua carriera ha avanzato la sua posizione. Mario Facco a destra, coppia centrale formata da Sinisa Mihajlovic e Giuseppe Favalli (che ha giocato quasi sempre da terzino, ma all’occorrenza ha anche fatto il centrale, sia nella Lazio che in maglia nerazzurra), mentre sulla fascia sinistra spazio alla progressione di Cesar. Alle spalle dei titolari Ciccio Colonnese e (con un pizzico di fantasia visto che la sua carriera si è sviluppata prevalentemente a centrocampo) Dino Baggio, che nella Lazio ha ricoperto anche il ruolo di centrale difensivo.

Abbondanza a centrocampo. La linea mediana è quella più ricca di giocatori, che permetterebbero anche interessanti variabili tattiche. Abbiamo deciso di schierare la nostra squadra con un 4-3-1-2, esaltando la figura del fantasista alle spalle di due attaccanti. Un modulo che penalizza gli esterni di centrocampo e che ci costringe ad escludere sia Conceicao, che Candreva. Il primo ha vinto scudetti e Coppe con la Lazio prima di trasferirsi a Milano. Il secondo è stato capitano dei biancocelesti (con i quali ha vinto una Coppa Italia) prima di trasferirsi in Lombardia. Per la nostra mediana a tre abbiamo bisogno di un regista e due interni di centrocampo. La prima maglia è a beneficio di Mario Frustalupi, vera anima della squadra allenata da Tommaso Maestrelli. Scartato dall’Inter, Frustalupi ha vissuto nella capitale una seconda giovinezza, diventando il fulcro della Lazio del primo scudetto. A contendergli la maglia Mimmo Caso, campione d’Italia con l’Inter nella stagione 79-80 e capitano biancoceleste nell’anno del meno nove. Ai lati del regista centrale si accende il ballottaggio più grande. A contendersi due maglie ci sono infatti elementi del calibro di Simeone, Almeyda, Stankovic, Jugovic e Winter. Fuoriclasse assoluti, interpreti perfetti in una linea mediana che garantirebbe forza, tecnica, agonismo, personalità e temperamento. La scelta ricade su Diego Simeone e Dejan Stankovic. Forse i calciatori con il palmares più ricco di trofei e che con la loro esperienza hanno permesso ad entrambi i club di primeggiare in Italia e in Europa. Il Cholo è stato decisivo nella vittoria dello scudetto. Stankovic ha esordito giovanissimo nella Lazio per poi confermarsi a Milano. Nessun dubbio invece per il ruolo di trequartista. La classe di Juan Sebastian Veron mette tutti d’accordo. Sta a lui regalare fantasia, giocate, gol e assist per le due punte.

Attacco stellare. Impossibile non dare immediatamente una maglia a Christian Vieri. Uno degli attaccanti più forti e prolifici del calcio italiano. Il rammarico dei tifosi laziali è di averlo visto all’opera solo per pochi mesi. Un infortunio in Coppa Italia lo ha costretto a rimanere fermo ai box fino a gennaio. La sua esperienza laziale è quindi limitata, ma ugualmente significativa. Bobo ha formato con il cileno Salas una coppia offensiva da applausi ed ha trascinato la Lazio alla vittoria della Coppa delle Coppe. Lo scudetto non arrivò per un solo punto e sono molti a pensare che senza il suo infortunio iniziale le cose sarebbero andate diversamente. Neanche Crespo ha vinto il titolo con la Lazio, ma ha sfoggiato con orgoglio la maglia biancoceleste con il tricolore sul petto. Arrivato l’estate del 2000, nella sua esperienza laziale ha portato a casa la classifica dei capocannonieri. Per vincere il tricolore è dovuto andare a Milano, sponda nerazzurra. Sotto la guida di Mancini ha vinto tre scudetti. Alle loro spalle Ruben Sosa, idolo indiscusso dei tifosi biancocelesti all’inizio degli anni novanta e vincitore, a Milano, di una Coppa Uefa. Sosa è la seconda punta perfetta, abilissimo a muoversi alle spalle di un centravanti d’area di rigore. Come Julio Cruz, capace di lasciare il segno in maglia nerazzurra (sei stagioni, quattro campionati e 75 gol, nonostante non fosse un titolare fisso) prima di chiudere la carriera con la Lazio con la quale ha segnato quattro gol.

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