ENRICO VELLA: “Un cuore matto e l’aquila sul petto”

Intervistato da Il Cuoio, il doppio ex di Lazio e Atalanta ricorda i suoi anni in maglia biancoceleste.

“Feci tutta la tra la nelle giovanili del Genoa, poi mi cedettero in prestito al Sestri Levante in B. Partito per il militare dovetti stare fermo otto mesi. Successivamente venne fuori la Sanremese, in cui allenava lo stesso tecnico che avevo al Sestri, che mi volle a tutti i costi. E’ stata la mia fortuna, devo ringraziare mister Fontana che mi portò a Sanremo, dove vivo oggi. Da lì presi il largo, perché nell’anno della C1 segnai 10 gol da mediano e mi acquistò la Sampdoria. Feci poi un campionato straordinario al Catania e arrivarono le attenzioni della Lazio. C’era il mitico Bob Lovati, al quale sarò sempre grato, che veniva a vedere le mie partite e la società decise di acquistarmi“. L’arrivo a Roma in anni molto difficili per la Lazio. “Avevamo due giocatori squalificati, Giordano e Manfredonia, ma un giorno, durante il ritiro di Sarentino, arrivò la notizia dell’amnistia per le loro squalifiche. Tutti insieme festeggiammo il loro ritorno, che fu poi importantissimo per la conquista della promozione in Serie A. Tra i miei compagni ho legato di più con Vincenzo D’Amico c’è un legame fortissimo. Il primo giorno di ritiro il mister Clagluna, che ricordo con tanto affetto, mi mise in camera con il capitano. Per me fu un’emozione incredibile. Da lì, per tutti i 15 mesi che trascorsi a Roma stetti in camera con Vincenzo. Nacque un’amicizia indelebile, ci sentiamo ancora oggi nonostante lui viva a Madeira“. Nell’anno della promozione in A ha messo a segno 5 gol decisivi. “Esatto, tutti importanti e decisivi. Ricordo quello di Perugia che valse il pareggio al 90esimo. C’erano 5-6mila tifosi laziali sugli spalti, ma la metà erano già andati via, una volta sentito il boato rientrarono tutti. Quel gol fu una liberazione, eravamo in un momento delicato e ci permise di rimanere al secondo posto dietro al Milan. Ma anche il pareggio che segnai in casa contro la Cavese, altro scontro diretto, fu un pari insperato… oppure il gol al Como… Sono stati importanti decisivi ed entusiasmanti. Anche se l’esultanza più bella in assoluto è stata quella a Pistoia, quando segnai il gol vittoria e andai sotto al settore gremito dai tifosi biancocelesti. Fu una promozione sofferta, ma l’importante è aver riportato la Lazio dove gli competeva“.

Con la Lazio ha vissuto esperienze importanti e ha indossato la storica maglia bandiera. “C’era un amore viscerale, i tifosi erano una cosa fantastica, porto un ricordo indimenticabile. Facevamo la Serie B e quando giocavamo in casa col Catania o col Milan sugli spalti c’erano 80mila persone. Questo vuol dire che la gente laziale ha una passione incredibile per la squadra. E’ stato fantastico vestire la Maglia Bandiera per la prima volta, ricordo ancora il giorno della presentazione al Circolo Canottieri Lazio. Inoltre ho un legame particolare con il numero 4, che quell’anno indossai in tutte e 38 le partite».

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