Tanti auguri a Roberto Mancini, l’uomo della svolta…e delle polemiche

Fantasista dalla classe cristallina. Leader assoluto dello spogliatoio. Attaccante straordinario capace di guizzi incredibili e giocate d’alta scuola. Il re assoluto dei colpi di tacco. Realizzatore di uno dei gol (sempre di tacco) più belli nella storia della Lazio. Allenatore capace di regalare un gioco divertente e di raggiungere in due stagioni un quarto posto (con tanto di qualificazione in Champions League) e una vittoria in Coppa Italia. Eccola, in sintesi la storia di Roberto Mancini con la Lazio. Un amore durato cinque anni e mezzo e che ha portato in bacheca uno scudetto, due Coppe Italia, una Coppa delle Coppe, una supercoppa europea, due Supercoppe Italiane (come giocatore) e una Coppa Italia da tecnico. Mai nessuno come Roberto Mancini è stato in grado di cambiare la storia biancoceleste, trasformando una società in bilico tra sogni e illusioni in un’armata vincente. Quando arrivò catechizzò l’ambiente laziale. “Ma perchè continuate a guardare il bicchiere mezzo vuoto? Non vi rendete conto di che squadra siamo? Sosteneteci e arriveremo lontano”, disse in una delle sue prime interviste romane. Mancini è così…prendere o lasciare! O si odia o si ama. O si è con lui o contro di lui. Non ama compromessi o mezzi termini. Quando arrivò nella capitale portò la sua esperienza e la sua mentalità vincente, trasformando un ambiente che mai, fino a quel momento, aveva creduto nei propri mezzi. Alcuni ne fecero le spese (Signori e altri vecchi leader dello spogliatoio), ma alla fine riuscì a portare la Lazio dove non era mai arrivata in quasi cent’anni di storia.

Lo stesso Cragnotti riconobbe a Mancini i meriti maggiori del cambio radicale del club biancoceleste. Una storia che si ripete. A Roma come a Genova, a Milano come a Manchester. In tutte le piazze dove Mancini si è trovato a lavorare è stato protagonista di risultati straordinari e di cambiamenti epocali nella storia dei club. Quando arriva a Roma bagna la sua prima stagione da calciatore con la vittoria della Coppa Italia. Mancio è il protagonista assoluto della finale contro il Milan con due assist e una serie di grandi giocate. La stagione successiva, con l’esplosione della coppia gol Vieri-Salas, si ritaglia un ruolo in mezzo al campo, diventando regista della squadra. I suoi numeri furono straordinari. Mancini è protagonista nella vittoria in Coppa delle Coppe contro il Mallorca e diventa sempre più leader della squadra. Regala a Salas l’assist per la vittoria contro il Manchester United nella supercoppa Europea e chiude la sua carriera da calciatore il giorno in cui la Lazio festeggia il secondo scudetto. Inizia la sua carriera da allenatore alle spalle di Sven Goran Eriksson, il tecnico con la quale ha vissuto nove stagioni esaltanti. Quando a gennaio del 2001 l’allenatore svedese lascia la Lazio per diventare commissario tecnico della nazionale inglese, Mancini si aspetta una promozione in prima squadra. Ma Cragnotti, già scottato dal prematuro addio di Eriksson, preferisce andare sul sicuro, preferendogli l’esperto Zoff.

L’esordio sulla panchina Biancoceleste è solo rimandato all’estate del 2002. Mancini ha già alle spalle una Coppa Italia vinta da tecnico alla guida della Fiorentina, ma l’esperienza sulla panchina della Lazio è la sua prima, vera, grande opportunità per crescere come tecnico. Mancini è subito chiamato a gestire una situazione di grande emergenza. Oltre a dover ricostruire un ambiente devastato dalla gestione Zaccheroni, si ritrova a gestire un gruppo che l’ultimo giorno di mercato perde due pezzi da novanta del calibro di Alessandro Nesta ed Hernan Crespo. Il Mancio non fa una piega. Costruisce una squadra di livello e un gruppo solido. Rigenera calciatori che sembravano finiti (fra tutti Mihajlovic, Fiore, Liverani, Lopez), riesce a superare i continui problemi societari che minano le certezze dei tifosi e costringono la squadra a lavorare con la prospettiva di un futuro incerto. Nasce la “banda Mancini” che in due anni colleziona una qualificazione in Champions League e una Coppa Italia.

Mancini come al solito spacca l’ambiente. Da una parte i tifosi che impazziscono per lui e che esaltano il bel gioco della squadra, la mentalità che ha saputo inculcare ai suoi giocatori e la grande capacità di gestire una serie di situazioni difficili. Dall’altra chi gli rimprovera di pensare sempre e solo ai suoi interessi. I due anni sulla panchina laziale infatti, sono serviti a Mancini come trampolino di lancio per l’ascesa della sua carriera. Soprattutto durante la sua ultima stagione da tecnico biancoceleste infatti, il Mancio non ha mai nascosto la volontà di sposare l’ambizioso  progetto interista che Moratti gli aveva proposto. Mentre i suoi calciatori firmavano un piano di dilazionamento degli stipendi arretrati per regalare ossigeno alle casse societarie, Mancini si faceva rinnovare con un sostanzioso adeguamento economico il suo contratto.

E mentre in società qualcuno giustificava la cifra proposta al tecnico come un aumento dettato dal doppio ruolo che Mancini ricopriva: allenatore e manager sul modello inglese, quest’ultimo prendeva le distanze da un ruolo alla Fergusson (leggete con attenzione l’ultima domanda di questa intervista, realizzata dopo il primo anno sulla panchina laziale) allontanando di fatto un lungo futuro da manager laziale. Nella sua testa infatti c’erano già i trionfi sulle panchine di Inter e Manchester City. I ricchi contratti firmati da Moratti, dagli emiri che controllano la società inglese e dal Galatasaray. Ovunque è andato ha lasciato il segno. In tutte le società per le quali ha lavorato ha fatto impazzire i tifosi. I laziali lo hanno amato, seguito, idolatrato.  Quando è tornato da tecnico interista lo hanno insultato sventolando finte banconote da 500 euro.

14 settembre 1999, Bayer Leverkusen-Lazio, prima storica gara dei biancocelesti in Champions League.

Ma la sera del 12 maggio 2014, durante la festa “di padre in Figlio” sono tornati ad applaudirlo e a invocarlo sotto la curva nord. Mancini infatti non potrà mai essere dimenticato. Grazie a lui la Lazio ha spiccato il volo, iniziando a collezionare successi in Italia e all’estero. Con lui si sono scritte alcune tra le pagine più belle ed esaltanti della storia biancoceleste.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*