Una sconfitta a casa di un Re. Il ricordo di un laziale che applaude Maradona

1985, in trasferta non ancora 18enne. Partiamo da Roma in 3, su una A112 da scortico . Un tifoso azzurro e due biancocelesti già quasi retrocessi e con di fronte quel giorno El Pibe De Oro. Io e l’altro praticamente soli in uno stadio pieno e avverso.

Lo 0-0 del primo tempo ci faceva ben sperare, ma nei 45 successivi Diego scatenò l’inferno. Batte’ quel calcio d’angolo con me alle sue spalle: la traiettoria fu disarmante. Una curva in volo e Orsi nemmeno la vede. Stavo schiumando rabbia e Lui si gira e inizia a saltellare con le braccia al cielo guardando proprio verso di me mentre il S.Paolo mi crollava addosso.

Non potei esimermi, e il gesto mi uscì spontaneamente nonostante la delusione: lo applaudii e sorrisi. Ero a casa di un Re e una sconfitta a casa di un Re e per mano di un Re non è mai amara fino in fondo. Ciao Diego

Angelo

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*