Ecco il nuovo Correa: trascinatore e più continuo

I biancocelesti si godono le prodezze e il momento magico del calciatore argentino classe ’94 che ha incantato la squadra di Inzaghi sia in Champions che in Serie A

Quel qualcosa in più. Joaquín Correa incanta come mai. Inzaghi non può più fare a meno di lui perché l’argentino, improvvisamente, ha limato il suo peggior difetto: era discontinuo. A volte spariva dal campo. Ora invece il gioco della Lazio è incentrato su di lui, perché Correa resta vivace e pimpante per tutta la partita. Assist per l’1-0 di Immobile nella gara vinta dai biancocelesti con il Dortmund, suo l’unico gol della Lazio (in piena emergenza) a Bruges, suo l’assist per Parolo per la rete del momentaneo 2-0 allo Zenit. E anche in campionato Correa è diventato trascinatore: ha saltato tutta la difesa della Juventus in occasione del pareggio, arrivato all’ultimo secondo, di Caicedo, suo il 2-0 al Crotone. I suoi acuti sono costanti, continui, non più lampi improvvisi e isolati.

Non un caso dunque che Correa stia trovando molto più spazio che in passato. Nel 2018-19, al suo primo anno di Lazio, benché il parco attaccanti fosse più scarno rispettato a quello attuale, aveva giocato da titolare solo due delle prime 12 partite stagionali. Quest’anno è stato schierato dal primo minuto in 11 occasioni su 12 (unica partita saltata, fra l’altro per infortunio, quella con l’Atalanta). Nemmeno negli anni passati con Siviglia (3 su 12 nel 2016-17 e 5 su 12 nel 2017-18) e Sampdoria (3 su 12 nel 2015-16) aveva giocato così spesso dall’inizio. Quest’anno che il coefficiente di difficoltà del calendario della Lazio si è alzato (i biancocelesti non disputavano la Champions da 13 anni), Correa è maturato, diventando uno dei leader tecnici della squadra. Ieri la morte di Maradona lo ha toccato nel profondo: essendo anche lui argentino il suo idolo non poteva che essere Diego. “Per sempre Diego, sarai eterno”, il suo pensiero sui social. Da domenica, quando la Lazio sfiderà l’Udinese alle 12:30, dovrà rendergli omaggio anche in campo. Dimostrando di avere improvvisamente quel qualcosa in più rispetto al passato.

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