Non era vero…

La perizia sui tamponi biancocelesti effettuati dalla Futura Diagnostica di Avellino alla vigilia di Lazio-Juventus, ha confermato le indiscrezioni raccolte dall’Ansa il giorno successivo al test: Ciro Immobile e Lucas Leiva erano negativi. L’unico tampone positivo (rispetto a quelli testati del gruppo squadra) risulta essere quello di Thomas Strakosha.

Nessuna farsa. Nessuna malafede. Anzi, spinta dal clamore mediatico che la vicenda stava prendendo, a causa delle inchieste di alcuni quotidiani, che da giorni ipotizzavano le peggiori malefatte (tamponi sballati, positività nascoste, tentativi di rendersi protagonisti di “epidemie colpose”) la Lazio si è sentita in dovere di far testare i propri calciatori da un altro centro.

Sentendosi dalla parte della ragione e pienamente convinta della bontà del suo comportamento, ha portato i suoi calciatori anche al Campus Bio Medico. Da lì nasce tutto il caos. Ciro Immobile e Lucas Leiva (trovati positivi) vengono fermati e la Lazio è quindi privata di due elementi fondamentali alla vigilia della sfida contro la Juventus.

In un mondo normale, scevro da condizionamenti mediatici, la stampa nazionale si sarebbe chiesta come sia possibile che nel giro di poche ore un calciatore, anzi un cittadino, risulti negativo per un centro e positivo in un altro. Sarebbe stato necessario porsi più di una domanda sull’efficacia diagnostica di uno strumento, che sta condizionando la nostra vita alla luce dei continui test sui cittadini. Ma in questo caso, piuttosto che porsi il dubbio sulle valutazioni dei test, ci si è affrettati a spargere veleni sull’operato della Lazio, lasciando intendere che la società si fosse resa protagonista di comportamenti deprecabili. Basta leggere i tweet di esponenti dell’informazione per capire che molti erano (e forse restano) convinti che Lotito abbia fatto giochini poco chiari con i tamponi.

Si è sbattuto il mostro in prima pagina. Sono partiti processi che erano già indirizzati verso un finale scontato: la Lazio ha barato e deve pagare. Punti di penalizzazione, retrocessioni, crocefissioni in sala mensa (per usare esempi fantozziani tanto cari a qualche quotidiano). Ecco ciò che si ipotizzava. Il direttore di un quotidiano sportivo in diretta Rai ha chiesto espressamente che “si vada a fondo e che questa vicenda non finisca nel nulla”.

Su questo siamo assolutamente d’accordo. Tutta questa storia non può finire nel dimenticatoio. Qualcuno dovrà risarcire la Lazio, l’unica vera vittima di tutta questa grottesca vicenda. Inzaghi ha affrontato la Juventus senza Leiva e Immobile, che erano negativi ai tamponi di Avellino. Se la società, per rispondere ai dubbi e alle accuse, non si fosse sentita in dovere di chiedere un secondo parere, la Lazio, forte della negatività accertata e ufficiale dei suoi calciatori, avrebbe schierato i due calciatori in un big match decisivo. E soprattutto, avrebbe evitato di finire nel tritacarne della gogna mediatica.

E ora che, si è appurato che tutto ciò che si è scritto NON ERA VERO, chi risarcirà la Lazio? Chi restituirà ad Inzaghi due pedine fondamentali?

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