La procura indaga sui tamponi del Monza, la Gazzetta si affretta a scagionare il club

Indagato il centro medico che si occupa dei tamponi del Monza. Una situazione simile a quella accaduta con il centro diagnostico di Avellino, che si occupava dei tamponi della Lazio. Qual’è la differenza? Semplice, il modo in cui la Gazzetta dello Sport ha seguito l’accaduto. Mentre con i biancocelesti, anzi, con il centro Futura Diagnostica della famiglia Taccone, ci si è affrettati a gridare allo scandalo, alla farsa, gettando in primo piano Immobile, la Lazio, il presidente Lotito e il dottor Pulcini, stavolta ci si affretta a scrivere che il Monza non risulta indagato.

Due pesi e due misure. Un trattamento completamente diverso. Se c’è la Lazio e Lotito di mezzo si può dire e lasciare intendere di tutto. Anche che la Lazio mente sui tamponi dei propri tesserati. Se ci sono altre società di mezzo si diventa (giustamente) garantisti. Complimenti alla Gazzetta dello Sport.

Ma andiamo per ordine. La Direzione Distrettuale antimafia di Milano ha effettuato nella giornata di ieri (22 novembre) controlli presso la sede del Monza Calcio. L’indagine intenderebbe fare luce sulle modalità con cui si stavano effettuando i tamponi rapidi ad alcuni calciatori, sulla regolarità dell’approvvigionamento dei test e individuare dove questi vengono processati per un corretto tracciamento di eventuali contagiati.

Nel mirino sarebbe finita la società a cui il club di Silvio Berlusconi ha affidato una consulenza esterna per fornire gli stessi tamponi e il medico per effettuarli. Una società che risulta occuparsi di rifiuti, energia rinnovabile e altro e che da novembre ha esteso il suo oggetto sociale tra l’altro anche ai dispositivi di protezione individuale ma, è stato accertato, non ai tamponi.

Una situazione che ricorda molto ciò che è successo ad Avellino, ma stavolta nessuno scandalo. Nessuna farsa, nessun epidemia colposa da attribuire ai calciatori biancocelesti. Due pesi e due misure…

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