Non facciamoci del male da soli

Conciliare pugno duro e buonsenso, fermezza e intelligenza. Dare un segnale al gruppo e allo stesso tempo riuscire a non farsi del male da soli. Il “caso Luis Alberto” è la classica situazione dove bisogna saper usare durezza e diplomazia. Ma è anche l’esempio di una bomba a mano che può causare deflagrazioni impensabili. E che bisogna evitare di far esplodere con ogni mezzo possibile. La società non può e non deve far finta di nulla. In qualsiasi gruppo di lavoro non è concepibile pensare che qualcuno possa dire cose così gravi nei confronti del proprio datore di lavoro.

Luis Alberto deve tutto alla Lazio. La società romana lo ha rilanciato, fatto diventare grande e riempito d’oro (il contratto firmato poche settimane fa lo ha reso uno dei giocatori più pagati in rosa). Lo spagnolo ha sbagliato modi e soprattutto tempi per far emergere tutto il suo disappunto. Mentre l’economia mondiale va a rotoli e lo stesso mondo del calcio lancia il grido d’allarme in vista di un futuro tutto da decifrare, alzare la voce per due stipendi arretrati risulta sbagliato e fuori luogo. Soprattutto agli occhi di tifosi che in questi mesi sono stati costretti a rinunce molto più gravi e non risolvibili con una mensilità a cinque o sei zeri.

Giusto che la Lazio faccia la voce grossa. Che punisca lo spagnolo e dia l’esempio. Ma che ora non si esageri. Una ramanzina, una multa salata, magari anche una panchina nella prima gara di campionato (a Crotone dove la squadra inaugurerà l’aereo della discordia) ma poi che non si esageri. Leggo di punizioni ben più gravi (qualcuno ipotizza tribune, cessioni a gennaio ecc.) che rischierebbero di trasformarsi in un autogol. Respiro un’aria autolesionistica che in un momento come questo sarebbe inconcepibile.

Dieci anni fa per dare il giusto esempio con Pandev e Ledesma creammo un ambiente esplosivo dentro lo spogliatoio e ci privammo di due risorse importanti, mentre rischiavamo di sprofondare in classifica. Nel corso di questi anni la società ha fatto passi avanti eccezionali: sul campo, nei risultati, nella struttura, nel valore della rosa, nel monte ingaggi. Ora dimostriamo di aver fatto importanti passi avanti anche nella gestione di casi simili.

Luis Alberto deve essere punito, ma soprattutto deve capire dove e come ha sbagliato (nel video di scuse se possibile ha peggiorato le cose, non dando minimamente l’idea di essersi reso conto della situazione), ma Inzaghi e la Lazio non possono rinunciare alle sue giocate e al suo estro.

Diamo il buon esempio, ma per favore, non facciamoci del male.

Paolo Colantoni

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