L’ex – Giovanni Stroppa classe e talento al servizio di una Lazio che stava crescendo

Nella zona centrale del campo è schierato generalmente come tornante della fascia destra Di scuola milanista è un giocatore completo, dotato com’è di potenza, velocità e tecnica. Quando capita non si fa proprio pregare per provare il tiro da fuori e dalla sua, se non bastasse altro, ha pure la giovane età (appena 23 anni). Un vero “grattacapo” insomma per gli avversari. Questa la descrizione che la rivista Score 92 (che regalava in allegato le figurine dei calciatori in formato cards) ha dedicato a Giovanni Stroppa, quando il talentuoso centrocampista approdò nella capitale, l’estate del 1991.

Stroppa arriva a Roma per lasciare il segno. Con il Milan ha vinto scudetti, Coppe dei Campioni e una Coppa Intercontinentale, togliendosi la soddisfazione di una rete nella finalissima contro l’Olimpia Assuncion. Ma a Milano ha sempre fatto la comparsa, chiuso da un gigante come Roberto Donadoni. Quando arriva nella capitale, a ventitre anni, ha voglia di stupire e di ritagliarsi un ruolo da protagonista. Zoff ne apprezza le indiscusse qualità tecniche e una visione di gioco fuori dal comune. “Un grande talento dalla fantasia cristallina” lo ha definito Angelo Gregucci, difensore centrale di quella Lazio.

Giovanni Stroppa, due stagioni sette gol in maglia biancoceleste

Un pò ala destra, un pò trequartista, Giovanni Stroppa sapeva accendersi con giocate eccezionali: in maglia biancoceleste gioca due stagioni, con 54 presenze, sette gol e numeri di alta scuola. Bagna il suo esordio con una rete bellissima, nella prima giornata contro il Parma, su assist di Doll. Proprio con il tedesco forma una coppia che diventa croce e delizia di Dino Zoff. Il tecnico friulano infatti, da una parte ha voglia di sfruttare al massimo la tecnica di entrambi, dall’altra è bloccato da esigenze tattiche e dalla paura di avere una squadra troppo sbilanciata con i due fantasisti e la coppia Sosa-Riedle contemporaneamente in campo.

Zoff finisce così per alternarli, lasciando spesso in panchina l’ex milanista (al quale viene preferito Bacci). Ma Stroppa nella sua prima stagione laziale riesce comunque a scendere in campo trenta volte, lasciando spesso il segno: segna al Foggia (nella straripante vittoria 5-2), all’Ascoli (con uno splendido calcio di punizione) al Verona (su assist di Sosa, nel giorno della prima gara da presidente di Sergio Cragnotti) e alla Fiorentina, con una meravigliosa parabola dal vertice dell’area di rigore, che si insacca sotto l’incrocio dei pali.

La stagione successiva arriva la qualificazione in Coppa Uefa. Zoff lo schiera venti volte in campo, alternandolo a Diego Fuser sulla fascia destra. Stroppa è autore di un gol “curioso” alla Sampdoria. I blucerchiati restano in dieci e senza portiere per l’espulsione di Pagliuca. Eriksson ha già effettuato tutti i cambi e tra i pali, nei minuti finali, si piazza il difensore Mannini. Stroppa lo beffa con un delizioso tiro a girare. Una conclusione che sarebbe stata imparabile anche per un portiere di ruolo. Nella decisiva gara casalinga contro il Napoli regala a Riedle un assist al bacio per il gol del 2-0, che spiana ai biancocelesti la vittoria e il ritorno in Europa.

Due anni intensi, che hanno lasciato un bel ricordo nei tifosi biancocelesti. Stroppa è ancora oggi ricordato con affetto dai tifosi della Lazio. Sabato sarà un avversario, mai un nemico

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