Mai più 11 novembre

Sono passati ormai tredici anni da quella maledetta domenica del 2007. La Lazio, che pochi giorni prima aveva giocato una grande gara di Champions League contro il Werder Brema (la famosa partita di Meghni) era impegnata sul campo dell’Inter di Mancini. La squadra più forte della serie A. Era una gara quasi impossibile per una squadra in difficoltà, incapace di ripetere la stagione precedente. Era la famosa campagna acquisti di Vignaroli. Una partita impossibile, di quelle in cui parti già battuto. La classica trasferta da veri laziali. Tra questi c’era anche lui: Gabriele, per gli amici Gabbo.

Si parte con il freddo, con la stanchezza accumulata da un week end lungo e complicato. Da una parte la voglia di non lasciare la Lazio in un momento complicato. Dall’altra la gioia di una trasferta contro una tifoseria amica. Molti erano in viaggio per Milano, chi in macchina, chi in treno, chi in pullman. Gabriele parte con gli amici di sempre. E con tanti altri tifosi che sognano di vivere una domenica di svago e tifo.

Tutti quelli che hanno avuto la fortuna di non imbattersi in un assassino, autorizzato per mestiere a girare armato, pur non avendone evidentemente la capacità e l’idoneità, riescono a raggiungere Milano. Lui, purtroppo no.

La sua trasferta e la sua vita si arrestano in un maledetto autogrill, per mano di chi avrebbe dovuto proteggere lui e tutti gli altri viaggiatori. E solo la fortuna ha voluto che la stupidità e l’imperizia di un funzionario delle forze dell’ordine non causassero una vera strage. Quelle braccia tese che impugnano una pistola, gli spari inutili che percorrono tre corsie autostradali. Quelle prove processuali che hanno provocato rabbia e dolore. Amplificate dalle folli dichiarazioni di un questore che ha cercato di celare al mondo la verità con una conferenza stampa indimenticabile.

Quel maledetto 11 novembre del 2007 siamo morti tutti noi. Pur non riuscendo minimamente ad immaginare il dolore di una famiglia distrutta, che negli anni successivi si è battuta con orgoglio e coraggio alla ricerca della verità, abbiamo pianto, sofferto e urlato la nostra rabbia al pensiero di una giovane vita strappata al mondo troppo presto. E in quel modo.

E muoriamo ogni volta che qualcuno prova ad infangarne il nome. Con articoli di giornale, dichiarazioni, prese di posizione o tentativi più o meno patetici di distorcere la realtà. Gabriele è e resterà sempre nei nostri cuori. Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo non dimenticherà mai la sua vitalità, il suo amore, la sua gioia di vivere.

Sono passati tredici anni, ma nessuno di noi ha voglia di dimenticarlo. Bastano poche note di una canzone diventata quasi un inno a riaccendere il suo ricordo. Gabriele è e resterà sempre con noi. A simbolo di un mondo che non vuole dimenticare. Mai più 11 novembre…

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