Il doppio ex Salas. “A Roma il vero Matador”

L'incubo delle difese avversarie. L'attaccante capace con i suoi movimenti e i suoi guizzi di creare dal nulla un'occasione da gol, sfruttando al meglio le sue caratteristiche. Marcelo Salas ha scritto pagine importanti di storia biancoceleste. Ha vinto uno scudetto, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa Europea, segnando il gol decisivo contro gli “invincibili” del Manchester United.
Ha formato con Bobo Vieri una delle coppie d'attacco meglio assortite della storia laziale, facendo impazzire le difese avversarie e segnando gol belli e decisivi.
Salas li segnava in ogni modo: di testa, pur non essendo alto; di potenza pur non avendo un fisico da corazziere; d'astuzia pur non essendo un rapace di area di rigore, ma soprattutto li faceva belli e sfruttando la sua tecnica individuale sopraffina. Come quello messo a segno alla Juventus a Torino: stop di petto, controllo di sinistro e tocco di prima sull'uscita del portiere; tutto nel giro di pochi istanti. Quelli necessari a stordire difensore e portiere e a riuscire in una giocata che un giocatore “normale” non avrebbe neanche immaginato.
Alla Juve segna anche un altro gol, con un sinistro da fuori area, pur non avendo la botta secca nel suo bagaglio tecnico. 
Lazio e Juventus, le sue uniche squadre italiane. Due club che gli hanno permesso di chiudere la sua esperienza nel bel paese con tre scudetti, tre supercoppe italiane e una Coppa Italia. Ma il contributo dato alla causa biancoceleste è stato decisamente superiore. “Con la Lazio ho vissuto i miei anni più belli e ho vinto tanto. E' stato emozionante vincere lo scudetto, soprattutto in quel modo, con l'attesa di ciò che succedeva a Perugia”. Con la Juventus infatti, pur avendo partecipato alla vittoria di due scudetti consecutivi, Salas ha giocato pochissimo: complice un bruttissimo infortunio in una trasferta a Bologna, che lo costrinse a rimanere fuori per più di un anno.
Diverso il percorso fatto con la maglia della Lazio.
Marcelo Salas viene acquistato dal patron Sergio Cragnotti a febbraio 1998. Il giorno della presentazione, all'hotel Hilton arrivano cronisti da ogni parte del mondo. Il cileno ha appena vinto il Pallone d'oro sudamericano e il suo acquisto proietta la Lazio in una dimensione internazionale che non si respirava dai tempi di Gascoigne. “Quando la Lazio mi chiamò non ci pensai su due volte. Era una squadra molto conosciuta in Sudamerica. Io giocavo nel River Plate e molti argentini erano già a Roma. Ho fatto la scelta giusta. LA squadra era già forte. C'erano campioni come Nedved, Veron, ma ricordo soprattutto Alessandro Nesta. Impressionante”.
I tifosi laziali iniziano a studiarlo da vicino durante i mondiali francesi del 1998. Nella partita inaugurale del girone gli azzurri (con Nesta in campo) incontrano il Cile della coppia Salas-Zamorano. “El Matador” gioca una gara fantastica: segna una doppietta e regala immediatamente un saggio della sua bravura. Impressionante lo stacco di testa in occasione del suo secondo gol. Una prodezza che gli consente di battere nello slancio Fabio Cannavaro. 
Un gol che ripeterà allo stadio Olimpico contro il Milan, svettando in area rossonera su un cross di Sergio Conceicao e schiacciando il pallone alle spalle di Abbiati.
Nella sua prima stagione nella capitale gioca al fianco di Christian Vieri. Probabilmente la coppia offensiva meglio assortita nella recente storia laziale: forte, potente e abile a far reparto da solo l'italiano, quanto scattante e bravo nel muoversi da seconda punta il cileno. L'infortunio di Vieri che costringe il bomber azzurro a stare lontano dai campi di gioco per più di quattro mesi, toglie alla Lazio gran parte delle chance scudetto. Salas lo sostituisce nel modo migliore: nei suoi primi mesi (dopo qualche partita a fare da apprendistato) si prende la Lazio sulle spalle. “A Milano contro l'Inter segnai e giocai nonostante avessi un piede rotto”. Tutta colpa di un entrata durissima di Colonnese. Ma Salas stringe i denti e inizia a segnare con regolarità. E' decisivo nel primo derby, dove si procura e segna un rigore. “I derby li ricordo ancora. Partite sentite dai tifosi, dalla società. Da tutta la città. Ricordo sempre partite nervose, dove si faceva fatica. Sono tornato anche a vederne uno sugli spalti e la sensazione è stata completamente diversa”.
Il primo anno Salas segna 24 gol tra campionato e Coppe. Sfiora lo scudetto ed alza al cielo la Coppa delle Coppe. Ad agosto del 1999 è il protagonista assoluto della Supercoppa Europea. Segna il gol decisivo sfruttando un assist di Roberto Mancini e trascina la squadra alla sua seconda vittoria internazionale. In campionato gioca meno, rispetto al primo anno: il turnover imposto da Eriksson (e che coinvolge lui, Inzaghi, Boksic, Mancini e Ravanelli) lo penalizza. Da metà campionato poi, il tecnico svedese opta per un cambio modulo, passando al 451. Per Salas si fa ancora più dura, ma nonostante tutto, a fine stagione colleziona 28 partite e segna dodici gol. Dopo aver vinto lo scudetto rifiuta il passaggio al Parma. Resta un altro anno nella capitale, affiancando Crespo in attacco. Poi la Juventus e un'esperienza tutt'altro che positiva. “Il miglior Salas lo avete visto a Roma”. Parola di Matador. 

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