Tanti auguri a Vincenzo D’Amico. Unica, vera, grande bandiera

Come descrivere Vincenzo D’Amico a chi non lo ha mai visto o frequentato? Come uno dei giocatori più forti della storia della Lazio? Come un diciottenne capace di vincere uno scudetto da titolare riuscendo a farsi rispettare in un gruppo di matti?  Come il giocatore in grado di caricarsi la Lazio sulle spalle nel periodo più difficile della sua storia? Come il capitano coraggioso alla guida di un gruppo di ragazzini capaci di onorare la maglia della Lazio fino ad una salvezza, raggiunta sul campo, che sembrava impossibile?Come uno dei talenti più puri del calcio italiano? O più semplicemente come una delle bandiere, forse la più bella e mai ammainata della storia biancoceleste? Scegliete voi la definizione più adatta tra queste. Per quanto mi riguarda sono tutte assolutamente accostabili al grande Vincenzo D’Amico. Quel pizzico di follia che contraddistingueva le sue giocate in campo gli è rimasto addosso anche oggi.

Con Vincenzo sai che tutto può succedere. La prima volta che lo contattai fu per un’intervista. Avrei dovuto chiedergli un parere, da commentatore Rai, sulla considerazione di cui godeva la Lazio nelle televisioni. “Ora non posso, sono con il mio avvocato – mi disse – ma se mi chiami tra mezz’ora sono tutto tuo”. Era la prima volta che parlai con lui e non conoscevo affatto alcune parti del suo carattere, diventate poi famose.  Quando incrociai il mio caporedattore, che mi chiese se avessi già fatto l’intervista, gli dissi tranquillamente la risposta che mi aveva dato Vincenzo e lui, altrettanto tranquillamente, mi consigliò di trovare subito un’alternativa. Per tutto il resto della serata, naturalmente, il suo cellulare squillò a vuoto. Almeno con me la scusa dell’avvocato provò a ripeterla un’altra dozzina di volte. Ma è nelle cene o negli eventi organizzati che riusciva a dare il meglio di se. Una volta, per una cena con i tifosi, riuscì a superarsi. Tutti attendevano il suo arrivo. Quando lo chiamai, preoccupato per la sua assenza, mi rispose. “Sono al parcheggio. Un minuto e sono da voi”. Naturalmente non arrivò mai…

Vincenzo era anche capace di sorprese inaspettate. Una volta piombò in televisione nel bel mezzo di una puntata senza che nessuno lo avesse invitato.Molte volte, quando lo chiamavamo per realizzare un collegamento telefonico, ci diceva che era impossibilitato a realizzarlo, per poi giungere all’improvviso in radio.Una volta mi fece morire dal ridere. A novembre del 2005 fui costretto a sostituire Guido De Angelis, in ospedale per un intervento, alla conduzione di Lazialità in Tv. Quel giorno ci venne a trovare in studio Emilson Cribari, difensore brasiliano della squadra allenata da Delio Rossi. Ad un certo punto D’Amico chiese alla regia di intervenire in diretta. Convinto che volesse fare una domanda a Cribari lo feci entrare in onda; fu un grave errore: iniziò a inveire contro tutti, fingendosi ubriaco e io fui costretto a bloccarlo. Lui di tutto punto continuò a insultare tutti, Cribari compreso, che nel frattempo ci guardava stralunato. Non fu facile spiegargli che dall’altra parte del telefono c’era uno dei più grandi giocatori della storia biancoceleste che stava scherzando, ripetendo un episodio spiacevole avvenuto in diretta la settimana precedente, quando Paolo Di Canio realizzò un suo personale show contro gli ospiti televisivi.

Ma Vincenzo non è solo un personaggio fuori le righe. Oltre ad essere un grande esperto ed intenditore di calcio è anche un grande laziale. Una volta, durante una diretta radiofonica, mentre un tifoso gli rinfacciava di non essere troppo carino nei commenti sulla squadra biancoceleste, rispose che lui la Lazio ce l’aveva tatuata addosso e mentre lo diceva alzò la maglia che indossava e mi fece vedere una splendida aquila tatuata sul suo corpo.Il lunedì mi capitava spesso di andarlo a trovare a casa sua. La scusa era realizzare un’intervista di commento sul campionato. In realtà mi piaceva passare un pò di tempo con uno dei giocatori più forti che abbiano mai vestito la maglia della Lazio.

Una volta, a fine intervista mi fece vedere tutti i cimeli più belli collezionati in tanti anni di carriera: era impossibile non notare la commozione nel ricordare i momenti più belli vissuti con la maglia della Lazio. La squadra che ha segnato la sua vita e che gli è rimasta nel cuore. 

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