Quando la Lazio salì sul tetto di Europa

La prima volta non si scorda mai. Dopo aver sfiorato la Coppa Uefa la stagione precedente, la Lazio di Sven Goran Eriksson alza al cielo il suo primo trofeo internazionale. E’ il 19 maggio 1999, quando al Villa Park di Birmingham Bobo Vieri e Pavel Nedved regalano a tutti i tifosi laziali l’ultima edizione della Coppa delle Coppe. Un successo arrivato al termine di un percorso esaltante che ha visto Salas e compagni eliminare nell’ordine Losanna, Partizan Belgrado, Panionios e Lokomotiv Mosca.

Un cammino tutt’altro che agevole. Contro il Losanna sono stati necessari due pareggi sofferti (1-1 all’Olimpico, 2-2 in Svizzera). A Belgrado (dopo lo 0-0 della gara d’andata) è andata in scena una vera e propria battaglia, dove Mihajlovic e Stankovic, ex bandiere della Stella Rossa, si sono esaltati. Se con il Panionios di Strakosha (padre dell’attuale numero uno laziale) non c’è stata storia, ben diverso è stato il confronto con la Lokomitiv Mosca nella doppia semifinale. Superata solo con una prodezza del rientrante Boksic.

In finale Vieri e compagni affrontano il Mallorca di Hector Cuper che ha eliminato a sorpresa il Chelsea di Gianluca Vialli.

L’inizio è illusorio: al settimo Pancaro effettua un lancio lunghissimo che taglia in due la difesa avversaria; Vieri studia la traiettoria, si avventa sulla palla e con un salto imperioso anticipa tutti colpendo di testa. La palla prende una traiettoria fantastica, impennandosi prima, per poi abbassarsi di scatto alle spalle del portiere Carlos Roa. E’ il goal del vantaggio. Fantastiche le immagini di esultanza dei tifosi laziali presenti in curva: i replay mostrano i volti dei laziali seguire il viaggio del pallone verso la porta, per poi lasciarsi andare alla gioia più sfrenata.

L’esultanza di gruppo dopo il gol di Bobo Vieri

Il vantaggio dura però solo quattro minuti: il tempo che Dani, centravanti del Mallorca, impiega per pareggiare. Tutto da rifare. Al ventesimo minuto, scontro aereo tra Vieri e il portiere Roa. Il laziale crolla a terra. Inizia a sanguinare per una vistosa ferita all’arcata sopraccigliare destra. Ma come se niente fosse torna in campo e lotta su ogni pallone.

Anche quello che a dieci minuti dalla fine rimbalza al limite dell’area spagnola. Il gigante laziale (incurante della fasciatura) si avventa sulla palla in contrasto con Marcelino, creando una carambola che porta la sfera dalle parti di Nedved. Il centrocampista non ci pensa su due volte: si gira velocemente e lascia partire un destro dal limite dell’area di rara potenza e precisione che si va ad insaccare alla sinistra di Roa.

Il gol del raddoppio firmato da Nedved

Il Villa Park è scosso da un boato imperioso. I tifosi giunti da Roma capiscono che il sogno sta per materializzarsi e si lasciano andare ad un’esultanza sfrenata. E’ il goal che proietta la Lazio nell’Olimpo del calcio europeo e che regala una serata di festeggiamenti, in Inghilterra e nella capitale.

Eriksson viene portato in trionfo, al pari del presidente Cragnotti. Alessandro Nesta, promosso capitano a metà stagione alza al cielo la sua prima coppa. Un momento storico. Indimenticabile.

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